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Una famiglia, una storia, una richiesta d’aiuto

4 ottobre 2011, di   Stampa articolo Segnala articolo  

famigliaI suoi bimbi hanno cinque e tre anni. La mattina Rose, la loro mamma, li accompagna a scuola sorridente. Poi di nuovo a casa, la loro casa, dove probabilmente ad ottobre non vivranno più. La storia di Rose e della sua famiglia è, purtroppo, una storia di lavoro che manca, di risparmi che finiscono, di spese quotidiane che non si riescono più ad affrontare.

La storia di Rose inizia in Italia, in un piccolo comune del bolognese,  dove sei anni fa arriva in cerca di tutto quello che il suo paese non avrebbe  mai potuto offrirle. Il marito, con la sua piccola azienda, garantisce una vita non benestante, ma serena, alla famiglia.  “Dopo la nascita del secondo bimbo è arrivata la crisi che ci ha colpiti in pieno” racconta Rose sulla sua pagina Facebook. Da quel momento in poi le commesse che vengono ritirate, gli operai che devono essere licenziati, l’azienda che deve chiudere, e  i piccoli lavoretti per il marito che iniziano a scarseggiare. Fino a quando un esaurimento nervoso non preclude anche questa possibilità di sostentamento.  “Non abbiamo più potuto far fronte a nulla, abbiamo solo dovuto accettare qualche aiuto da amici” si legge sulla lunga nota postata da Rose per cercare aiuto per sé e soprattutto per i suoi figli.

I soldi non ci sono, neanche per pagare l’affitto. E il padrone di casa decide lo sfratto. Rose allora inizia con ancora più forza la propria battaglia: si rivolge ai servizi sociali, agli assessori, al sindaco del proprio paese; chiede un alloggio popolare, ma non ha tutti i requisiti, e altri aiuti il comune non ne possiede. Forse ci sono delle case libere, ma non i soldi per renderle agibili. Rose chiede che il comune faccia da garante per ottenere un contratto d’affitto che altrimenti non potrebbe ottenere: ma anche questa soluzione non è attuabile.

Il clamore suscitato dalla vicenda arriva su diversi gruppi di Facebook, su siti di informazione grazie agli amici di Rose, che in questo modo cercano di darle una mano scuotendo l’opinione pubblica. Nel frattempo lei ha degli attacchi di panico, viene ricoverata ma non può permettersi di cedere. Il sindaco promette di continuare a seguire la vicenda, e le istituzioni la rassicurano: non finirà per strada con i suoi bambini.

Adesso Rose ha ricevuto dei buoni per fare la spesa, non paga la mensa della scuola, e suo marito sta aspettando una risposta per un lavoro che dovrebbe iniziare ad ottobre. Se venisse assunto, avrebbero uno stipendio da utilizzare come garanzia per affittare una casa.

Non c’è ancora una soluzione certa, ma Rose abbraccia i suoi bambini e continua a combattere, per dare loro un futuro “qui in quest’Italia che anche se mi ha delusa tanto, io amo ancora….”

 

            Mariangela Celiberti

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