Pubblicato il: 14 Luglio, 2009

Una Giunta sotto l’ombrellone

Raffaele LombardoSarà una Giunta balneare quella varata dal Presidente Lombardo, d’intesa con Silvio Berlusconi e una parte dei suoi rissosi fiduciari locali? La stagione estiva non è la sola a legittimare il dubbio. Il PDL siciliano resta spaccato e il presidente del Consiglio non sembra più in grado di richiamarlo all’ordine. Le indicazioni nazionali dei tre assessori sono state accettate a denti stretti da Castiglione e Firrarello, che a questo punto non possono far altro che aspettare il Governatore al varco. Così, “il vertice risolutore” si è trasformato nell’ennesima tappa di una guerra di logoramento. Sul ring della politica regionale si fronteggiano dei pugili suonati e nessuno dei competitori sembra al momento abbastanza forte da sferrare all’altro il colpo del KO. Lombardo è fuori dall’Europa e ben lungi dall’intaccare il primato del PDL in Sicilia. Senza un colpo di reni, il gabbiano dell’MPA rischia di inabissarsi definitivamente. Il partito di Berlusconi nell’Isola è allo sbando, vittima di una lotta feroce che ha ormai dell’incomprensibile. L’astensionismo siciliano è stato l’effetto di questa sindrome autolesionista, non certo delle scabrose avventure del premier. L’UDC, l’unica forza a non uscire ridimensionata dal voto, non potrà rimanere all’opposizione a lungo. Per il partito di Cuffaro, mantenere consensi senza governare è impossibile, almeno quanto lo è, per Casini, contare a Roma senza i voti siciliani. L’organigramma del partito, con l’ex Governatore vicesegretario nazionale e il suo fedelissimo Saverio Romano all’Organizzazione, ne è eloquente testimonianza. Prima di volare a Roma, Lombardo aveva messo mano alla grana scudocrociata. La partita era e rimane questione di sopravvivenza per i centristi, ma anche per il leader autonomista. E se Lombardo ostenta indifferenza, gli uomini di Cuffaro non ci provano neppure. Pensavano di farcela, ripetendo come un mantra “senza l’UDC non si governa”.  In realtà, le sorti della trattativa erano già segnate, e il segretario regionale Saverio Romano è passato dalla moderazione alla stizza. L’oggetto del contendere era e rimane il piano sanitario regionale o, più prosaicamente, i vertici delle ASL e la sopravvivenza di determinate strutture ospedaliere, per non parlare dei consorzi, delle ATO e dei Cda delle aziende partecipate. Salvatore Cuffaro aveva intimato al presidente Lombardo di smetterla di usare il potere a fini personali. La reazione del moralizzatore è stata, neanche a dirlo, un nuovo taglio di primari e posti letto nelle province di Agrigento, Trapani e Caltanissetta, principali feudi clientelari del vicesegretario dell’UDC. Una cosa è certa: la politica, nel suo vetusto significato di “cura dell’interesse pubblico”, non è, in quest’angolo d’Italia, né in vacanza estiva né in letargo invernale. Stando così le cose, è già morta.

Enrico Sciuto

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