Pubblicato il: 20 dicembre, 2010

Una scelta, anche se arbitraria, può salvare tantissimi randagi

canirandagiBianca Biriaco si occupa da anni di randagismo, con amore e senza illusioni. “È volontariato ma per me è diventato un lavoro a tempo pieno – dice –  Le problematiche sono così tante e così complesse che bisogna impegnarsi seriamente giorno dopo giorno. Certo, il lavoro è retribuito, il volontariato no.”

Come hai iniziato?

Io mi sono messa in testa che bisogna fare qualcosa, perché a livello nazionale e regionale, non funziona nulla. Ogni ente ha delle competenze specifiche, troppo specifiche, così che è facile scaricare le proprie responsabilità e cercare tutti i cavilli possibili per lavarsene le mani. Io ho dedicato la mia vita ai cani. Vengo da una famiglia che teneva in casa cani e gatti e che spesso, prendeva con sé i trovatelli smarriti per strada. Presto mi sono resa conto che non era sufficiente raccogliere il singolo cane e salvarlo. Mi resi conto che quella era un’azione fine a se stessa e che per ottenere qualcosa sarebbe stato necessario impegnarsi in più direzioni. Sono andata a studiare le leggi sull’argomento, ho preso contatto con gruppi di persone attrezzati  per  affrontare il randagismo, abbiamo preso contatti con le amministrazioni dei comuni. L’unico modo per stroncare alla radice la piaga del randagismo è la sterilizzazione. Purtroppo in Italia non tutto funziona come dovrebbe. Ho un amico veterinario che, dopo essersi trasferito in Francia, ogni estate mi raccontava dei progressi che faceva il canile per cui lavorava: dopo dieci anni di sterilizzazione il randagismo era stato sconfitto. Chiuse anche la maggior parte dei canili nel territorio, perché non avevano più ragione di esistere. Naturalmente erano state avviate, contemporaneamente, procedure contro l’abbandono dei cani, per la registrazione dei nomi degli animali… Insomma, tutta una serie di precauzioni e di leggi che hanno portato ad un eccellente risultato. Dopo aver fatto quest’esperienza indiretta, mi sto battendo con maggiore fermezza per ottenere anche qui quei risultati.

Cosa fate concretamente?

Abbiamo iniziato con le sterilizzazioni dopo aver ottenuto le autorizzazioni: ma inizialmente il personale dei canili convenzionati si è messo contro la nostra iniziativa perché questa avrebbe comportato la riduzione di cani randagi nel territorio e quindi meno possibilità di accalappiare cani per loro. Successivamente si resero conto che la piaga del randagismo è un pozzo senza fondo e quindi ci lasciarono fare. In sostanza il nostro lavoro è pressappoco inutile e insufficiente perché ancora non ci sono strumenti paralleli alla sterilizzazione, per intenderci: noi fino ad ora abbiamo potuto sterilizzare in virtù di una legge che permette al singolo cittadino di sterilizzare un cane e di tenerlo nella propria abitazione per l’intera durata della fase post operatoria, ma chiaramente questo si può fare con numeri limitati, perché in un appartamento si può ospitare un cane alla volta. Ci vorrebbero i famosi canili sanitari che qui non si riesce a far nascere: sono progettati con una concezione più umana e moderna di idea di canile; sono piccoli, con cento posti più o meno, quindi i cani sono gestiti meglio. Inoltre l’obiettivo è quello di reinserirli nel territorio come cani di quartiere, accettati e rispettati dalla comunità oppure, di riuscire a farli adottare. Nel nord Italia già esistono, non vedo perché qui dovrebbe esser diverso.

La grande quantità di cani randagi e l’inadeguatezza dei comuni ad affrontare il problema, alimenta un circolo vizioso: i cani vengono maltrattati o uccisi perché ritenuti pericolosi …

Si, molte persone per ignoranza o per paura allontanano i randagi o addirittura fanno loro del male. Alcuni studi hanno analizzato gli effetti di tale comportamento: la madre, dopo una cattiva esperienza con l’uomo, trasmette ai propri figli la stessa diffidenza. Le nuove generazioni di cani hanno sempre meno contatti con l’uomo, così che non hanno più l’abitudine istintiva di avvicinarsi con il pretesto del cibo per una carezza.

E i cani considerati aggressivi e pericolosi? Ad esempio quelli con un passato di combattimenti clandestini …

La legge dice che possono essere recuperati, ovviamente non tutti. È previsto un percorso riabilitativo di cui si occupano alcuni veterinari. Ti garantisco che in certi casi è possibile recuperare un animale: io stessa per due anni ho tenuto a casa un pitbull che in passato era stato usato come cane da combattimento, successivamente anche abbandonato perché anziano. Dopo la rieducazione il cane aveva ritrovato la fiducia nell’uomo. Sono comunque animali da gestire con una certa cautela, ma io non ho mai avuto problemi con lui. Purtroppo bisogna anche avere le conoscenze giuste per sapersi comportare con un cane: troppo spesso abbiamo la pretesa che loro capiscano noi, ma in realtà si devono incontrare due linguaggi diversi. Noi abbiamo la parola, loro una gestualità che se non si conosce può comportare dei rischi. Il cane comunica quando sta per aggredire, quando non vuole essere disturbato, quando ha paura: manda dei segnali.

Come riesci ad avvicinare cani randagi ed estranei?

Buona parte delle mie giornate la passo nelle sciare. Entro in territori dove si trovano branchi di cani segnalati come pericolosi, anche da sola. L’esperienza e il continuo consulto di veterinari comportamentalisti mi aiutano molto. Io individuo immediatamente chi nel branco è il capo dalla posizione delle orecchie, da come muove la coda. Sono stata morsa un paio di volte ma da cani padronali, non randagi. Anzi, quelli che mi mandano segnali positivi riesco ad avvicinarli dopo qualche giorno, si lasciano accarezzare e presto posso prenderli con me per farli sterilizzare. Ovviamente non riesco a farlo con tutti. Se non è possibile prenderli con le buone si procede con i vari metodi di cattura, mai cruenti comunque, vedi il cappio ancora utilizzato dall’accalappiacani. Il cappio soffoca il cane che più si divincola, più soffre: un’esperienza terribile che lascia un segno indelebile.

In rete e anche su Facebook, passano molte foto cruente di animali scuoiati vivi o torturati in tanti altri modi, cosa ne pensi?

Certe cose non dovrebbero essere gettate in “piazza” con leggerezza, perché alcuni soggetti che hanno debolezze particolari possono essere stimolati a comportamenti malsani. Io so che succedono certe cose, terribili, ma non voglio vederle. Non ho la necessità di vedere video e foto in cui la violenza trionfa. Io penso che il modo giusto per informare sia la televisione, che punta direttamente sul nucleo familiare ed è presente in ogni casa; attraverso il computer il rapporto è univoco, tra lo schermo e il singolo, senza confronto, senza un filtro morale ed educativo. L’informazione nella sua giusta forma può insegnare il rispetto per la vita e per ogni essere vivente.

A tal proposito, cosa mi dici degli esperimenti chimici sugli animali?

Se davvero certi esperimenti, oggi,  potessero salvare l’uomo allora sarebbe inutile fare i moralisti, ma così non è, oggi si possono utilizzare metodi alternativi più validi grazie al progresso della scienza. Purtroppo il discorso è sempre lo stesso: gli esperimenti continuano a farsi per arricchire le multinazionali farmaceutiche. E, inutile a dirsi, si tratta davvero di cose più grandi di noi perché la gente sa, capisce, ma il punto è che nessuno smetterà mai di curarsi, di comprare medicinali. È una battaglia persa in partenza perché combattiamo contro quelli che del mondo fanno ciò che vogliono. È inutile ribellarsi. Purtroppo il mondo non si può cambiare, ma possiamo partire da obiettivi più piccoli e reali per evitare il peggio, altrimenti non si potrebbe essere credibili.

Quindi, per concludere cosa è giusto fare per i cani randagi?

In ogni caso, qualsiasi scelta che noi facciamo per gli animali è arbitraria: perché loro sono succubi della nostra forza. Io ritengo che la sterilizzazione sia giusta, ma è comunque una scelta arbitraria. La facciamo per evitare sofferenze ad altri esseri, ma è comunque una nostra scelta. Quindi, dato che scegliamo per loro, cerchiamo di farlo con dignità.

Elena Minissale

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