Pubblicato il: 26 dicembre, 2010

Una strada disastrata e 120 aziende a rischio chiusura

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Dodici chilometri di asfalto… o meglio, dodici chilometri di buche. Siamo a Limatola, Comune di quasi quattro mila abitanti posto a confine tra la Provincia di Caserta e quella di Benevento, a cui appartiene; un paese a vocazione prevalentemente agricola, in cui però non mancano numerose piccole aziende, alcune storiche, come ad esempio la SEA, produttrice di toner per stampanti. Le aziende sono tutte concentrate lungo un’arteria principale del paese, quella che collega le quattro frazioni più popolose; uno snodo importante per la viabilità, ma soprattutto per il commercio e per il collegamento verso la strada Statale che unisce le zone del casertano e del napoletano. Oggi, però, queste aziende rischiano di chiudere o comunque sono precipitate in un momento di crisi notevole e, ben presto, potrebbero essere costrette ad adottare drastici provvedimenti. Stavolta però, il problema non deriva solo dalla crisi economica che sta avendo effetti su tutto il globo, ma da un’amministrazione comunale scarsamente attenta alla manutenzione del proprio patrimonio e alla difesa dei diritti di tutti i cittadini. Da quasi otto mesi ormai, quest’arteria si trova in uno stato comatoso, una situazione di dissesto tra buche larghe diversi metri, semafori provvisori sparsi qua e là, con l’incolumità delle persone perennemente messa a rischio. Tutto è cominciato quando l’amministrazione comunale ha deciso di rifare la rete fognaria in quella zona; un accorgimento necessario, peccato però che, completata la rete, gli scavi sono stati lasciati aperti, l’asfalto non è stato rifatto, il piano viabile non è stato più messo in atto e, con il tempo e l’incuria, la situazione è andata via via peggiorando, fino ad arrivare a rendere la strada praticamente intransitabile. Facile intuire che questa sia stata la “mazzata” finale per molti imprenditori locali, con i fornitori e i clienti che si rifiutano di passare per la “strada maledetta” e con i cittadini furiosi che spesso si trovano a discutere animatamente. L’appello, di imprenditori e degli stessi cittadini, è quello di sollevare il problema e provare a renderlo noto a quante più persone possibili, in modo da provare a svegliare le istituzioni, piombate in un preoccupante silenzio.

Massimiliano Mogavero

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