Pubblicato il: 13 Dicembre, 2009

Una voce nel coro

precariaAi cortei, alle manifestazioni, ai sit-in, negli articoli e nei servizi televisivi, si parla sempre al plurale. “I manifestanti”, “i precari”, “quelli che protestano”. Ma la massa è composta da tante persone diverse, ognuna coi suoi motivi e i suoi problemi, ognuna con la sua storia. Proviamo dunque a raccoglierne qualcuna, per scoprire chi si cela dietro questi misteriosi “precari”. Oggi faremo parlare Patrizia.

“Sono Patrizia e per 13 anni sono stata un’insegnante di lettere. Questo fino all’anno scorso. Dal 2009 in poi il posto fisso è venuto meno, e adesso sono costretta a lavorare saltuariamente a Enna. Non sapete che trauma è stato, pensare di avere un posto sicuro e poi ritrovarsi senza più niente. Inoltre mio marito è disoccupato, e abbiamo dei figli da mantenere. Il primo periodo è stato durissimo, ma dovevo decidere se lasciarmi prendere dallo scoraggiamento e chiudermi in me stessa o se tentare di reagire. Vedendo quante altre persone si trovano nella mia stessa condizione, ho deciso di reagire, e di lottare per tentare di ottenere qualcosa. E mi sento molto determinata in questo. In quanto docente precaria, ho il dovere di lottare non solo per la scuola pubblica che sta per essere distrutta dalle logiche di mercato, ma soprattutto per i giovani e le prossime generazioni, che rischiano di trovarsi senza punti di riferimento culturali, e senza la capacità di sviluppare un pensiero critico. Sono davvero sconcertata dall’incostituzionalità delle difficoltà che si vogliono creare alla maggioranza della popolazione per accedere all’istruzione, e dalla creazione di quelle che sono veri e propri sistemi d’elite. Bisognerebbe investire sulle risorse umane e sulla ricerca per garantire un futuro al nostro paese, e prestare più attenzione alla categoria degli insegnanti. Le difficoltà sono tantissime, innanzitutto riuscire a fare sentire la nostra voce. La stampa e la televisione ci hanno oscurati e non ci danno modo di trasmettere il nostro disagi, anzi distolgono l’attenzione delle persone, facendole concentrare su problemi che sono ben altri rispetto a quelli davvero gravi che andrebbero risolti. Infatti, mi duole dirlo, ma fino ad ora la situazione non è affatto migliorata. Tutte le proteste e le inziative che stiamo portando avanti ancora non hanno prodotto cambiamenti tangibili, ci vorrà ancora tempo. Io spero che la gente si svegli e che la smetta di passare oltre senza nemmeno guardarci, e spero nelle generazioni future. E naturalmente, nel mio piccolo, spero in un posto di lavoro fisso.”

Ecco uno dei tanti singoli che formano la moltitudine di gente con cui di solito ci limitiamo a simpatizzare passivamente, o che guardiamo con fastidio quando, con le loro manifestazioni, creano ingorghi o bloccano gli autobus. Cerchiamo di ascoltarli.

Tomas Mascali

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