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Oddio uno scarafaggio sul canapè

Immaginate uno scarafaggio gigante, comodamente sdraiato su un divano, magari con un’aria disinvolta e saccente, come dire: “se fai un passo falso ti salto addosso”; certo, dev’essere raccapricciante e anche un po’ assurdamente buffo; per fortuna non esistono queste scene, se non in qualche film fantasy… Ma siamo proprio sicuri? Eppure ad occhio e croce (me ne prendo la responsabilità) direi che di scarafaggi ce ne sono e anche parecchi nella nostra società: tanti “Gregor” kafkiani vaganti. Certo, esistono anche bruchi che senza problemi diventano meravigliose farfalle! Ma chi è questo Gregor e questa storia dello scarafaggio!? Bene, è ciò che accade nella Metamorfosi di FRANZ KAFKA. Gregor è un ragazzo che dopo una notte inquieta si sveglia cambiato: non ha gambe ma zampe, tante zampe. Una grande corazza marrone scuro, due occhietti piccoli e neri. Si sveglia scarafaggio: è questa la metamorfosi? Sì, ma la metafora è dentro quell’essere nauseabondo dalle “zampine pietosamente sottili che danzano ancora più in fretta“. A dimenarsi non sono le zampette ma la sua anima succube del padre, rispetto al quale si sente “inferiore” e si annulla, cambiando forma. Durante la sua metamorfosi Gregor/Franz cerca disperatamente consenso dal padre come farà realmente nella sua vita ma non lo avrà mai, ed ecco nuovamente che il simbolo racchiude un mistero non troppo irraggiungibile: il protagonista/scarafaggio muore di fame. Una vita vuota di gratificazione. Kafka fu uno di quelli, come ce ne sono tanti, che il “bravo!” più importante, quello dei genitori, in questo caso del padre, non l’ha mai sentito, perché non fu mai pronunciato. Il padre lo ferisce colpendolo con delle mele nel romanzo; nella vita il padre lo ferì con l’indifferenza. Si copre bene con un lenzuolo Kafka/Gregor/scarafaggio perché prova vergogna di mostrare le proprie fragilità, repellenti agli occhi di chi non ne comprende la natura. Oggi si dice con facilità : sarà lo stress! Tutto è stress e caos ma dietro/dentro ogni scarafaggio di oggi, ma anche di ieri e sicuramente di domani, che sicurezza tramandata esiste? Gregor guarda il mondo fuori dalla finestra della sua stanza: tutto gli appare lontano, è stordito. Però gli rimane fiato per proclamare l’innocenza dei suoi genitori: “Signor procuratore abbia compassione dei miei genitori! Cosa succede alla fine del romanzo? “Ora però Gregor non aveva davvero nessuna esperienza nel camminare all’indietro, e andava veramente molto piano“.

Camminare all’indietro: anche questa metafora di qualcos’altro?

Graziella Grisiglione