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Un’odissea chiamata “trenitalia”

20 marzo 2012, di   Stampa articolo Segnala articolo  

treinitalia“Ho speso 36 euro per l’abbonamento mensile a trenitalia, e poi ne ho impiegati più del doppio nel carburante” riferisce uno dei tanti pendolari che in questo mese di febbraio hanno patito le pene dell’inferno aspettando treni cancellati, soppressi o mai partiti. La neve di inizio mese –critica in tante zone d’Italia- ha bloccato i mezzi di trasporto per diverse settimane, tra ritardi mostruosi e proteste dei pendolari. Tanti si sono ritrovati bloccati per ore nelle stazioni, hanno accumulato dei ritardi sul lavoro, perduto delle ore di lezione o sono stati costretti ad usare la macchina, nonostante i soldi spesi nell’abbonamento. La neve ha smantellato i problemi della nostra rete ferroviaria: molti treni si sono rotti, altri erano tanto scadenti che il ghiaccio è riuscito a penetrare all’interno dei vagoni. Per non parlare del fatto che dopo più di due settimane dall’ultima nevicata, quando ormai le strade erano praticabilissime e le rotaie sgombre, i disagi continuavano a persistere. Verso la metà di febbraio, per altro, si sono effettuati gli open day dell’università di Bologna che hanno attirato un grande flusso di studenti nella Dotta: inutile dire che la maggior parte di loro aveva scelto il treno come mezzo di trasporto per dirigervisi. Ciò ha ampliato ancora di più i disagi: i treni regionali traboccavano talmente tanto di passeggeri che le portiere faticavano a chiudersi, e le persone all’interno hanno affrontato il viaggio accalcati in uno spazio angusto e ristretto, appiccicati gli uni agli altri. Per non parlare di chi, poi, su quel treno non è nemmeno riuscito a salirci. Il maggior disagio, però, è stato quello di coloro per i quali quella mattinata era una comunissima giornata di lavoro: il caos degli studenti non ha fatto che ampliare i problemi già persistenti, e controllando sui tabelloni non poteva non balzare all’occhio il gran numero di treni soppressi o in ritardo di almeno mezz’ora. La stazione dove si sono verificati più problemi in Emilia Romagna è stata quella di Lugo, dove i pendolari inferociti hanno protestato ripetutamente ed inutilmente contro i capotreni. La colpa, però, non è da attribuirsi solo alle sfavorevoli condizioni climatiche, ma alla situazione che essa ha smantellato: apparecchiature elettriche obsolete e treni che potrebbero essere definiti “d’epoca” che non erano assolutamente pronti ad incassare il colpo inferto dal maltempo. Il vero problema, infatti, è stata la manutenzione di questi mezzi che hanno iniziato a presentare un gran numero di problemi che non sarebbero stati tali se le strutture fossero state adeguate e moderne. La stragrande maggioranza dei mezzi in uso, infatti, risale agli anni ’80 o ’90, ma spesso le carrozze arrivano direttamente dagli anni ’70: di fronte a tutto ciò, è facile capire perché dopo 40 anni rivelano tanto facilmente le proprie inettitudini. Trenitalia annuncia ora i rimborsi, però: e chissà che il nervosismo dei pendolari  non sarà ripagato… almeno economicamente.

Sara Servadei

 

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