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Vade Retro Satira: “La Ministronza” di Alessio Spataro

Prendete un fumettista satirico nato nel ‘77. Calatelo nell’Italia conformista dell’Editto bulgaro, dove ci s’interroga se censurare la Rete. Avrete lo spartito della polemica che ha accompagnato l’uscita de “La Ministronza”, opera a fumetti di Alessio Spataro. Il 18 dicembre, il tour di presentazione del libro ha toccato Catania. Un doppio ritorno a casa per l’artista, ospite della sua città e della gente del CPO Experia. La sua gente.

Perché un libro su Giorgia Meloni?

Perché sarebbe stato facile fare della satira su altri ministri. L’essermi riferito a Giorgia Meloni e aver suscitato queste polemiche, dimostra che ho colto nel segno. Viene sguinzagliata ovunque, nelle trasmissioni d’intrattenimento come in quelle politiche, unicamente per la sua capacità di contraddire l’interlocutore. Ma, al fondo, credo che sia solo una persona che, nel corso di quindici anni d’attività politica, ha imparato delle frasi fatte, per giunta non condivisibili. In particolare, creando il blog da cui sono stati tratti gli episodi per il libro, ho subito immaginato che avrebbe sfruttato un Ministero come quello delle politiche giovanili- che ha ribattezzato, infatti, “della Gioventù”- esclusivamente a fini di propaganda politica. Non sta lì per occuparsi delle politiche giovanili, ma soltanto per esibire in pubblico un volto meno impresentabile, tra le tante facce impresentabili del governo.

Ti hanno accusato di tutto. Di sessismo, ad esempio…

La mia satira non c’entra nulla con le discriminazioni. Anzi, è colma di allegorie che puntano a denunciarle. Il motivo della polemica è un altro: il contenuto politico delle mie vignette ha colto nel segno. Che il sessismo non mi appartiene, lo dimostrano le attestazioni di solidarietà pervenutemi da associazioni femministe. E poco c’entra con le critiche rivoltemi: quando la Meloni ha partecipato a trasmissioni d’intrattenimento, ha riso anche a battute maschiliste e sessiste- penso alla comparsata alla trasmissione di Fiorello. In quel caso, però, nessuno la attaccava, come io ho fatto, per le sue radici esplicitamente fasciste. Tutto andava bene, allora. Anche il primo episodio de “la Ministronza”, all’uscita sul blog, le piacque. Poi cominciai a usare l’espediente narrativo del sesso, e allora la ministra s’inalberò, fino a far esplodere il caso politico.

Dai tuoi lavori sembra emergere una concezione della satira come dovere “dell’essere oscena”…

No, non credo che la satira abbia una necessità simile. Ho realizzato molti lavori con espedienti narrativi diversi. Quello dell’oscenità è spesso un argomento strumentale di difesa. Ovviamente anche l’oscenità è un espediente narrativo, ma si concentra su elementi che sono il prodotto dell’immaginazione dell’autore. E’ un’allegoria con cui cerchiamo di far capire quanto siano oscene altre realtà, accostandole a queste descrizioni assurde e fantastiche. La tavola in cui raffiguro la Ministra impegnata in atti sessuali coprofaghi con il nipote di Licio Gelli, ad esempio, vuole piuttosto mostrare l’oscenità di un governo che sta applicando integralmente il programma politico della P2. Scelgo un “linguaggio estremo” quando reputo che talune critiche, su fatti reali e scandalosi, non avrebbero altrimenti lo stesso ascolto.

Sei molto legato all’opera di Andrea Pazienza. La tua satira è uno strumento politico?

Tutto ciò che faccio è un atto politico, figuriamoci il mio lavoro. A Pazienza qualcuno mi ha accostato per il linguaggio, ai disneyani per lo stile nel disegno…. Con la satira provo a lanciare dei messaggi politici, anche grazie a editori liberi che me lo consentono. Non pretendo di avere le verità in tasca, ma intendo arrogarmi il diritto di esprimere le mie opinioni politiche con lo strumento che mi è proprio. Con il fumetto e la vignetta satirica.

Quest’anno hai pubblicato anche “Zona del silenzio”, un libro a fumetti sulla vicenda di Federico Aldrovandi. Da dove nasce il lavoro e come si sviluppa?

E’ partito dall’inchiesta del giornalista Checchino Antonini, mio amico e coautore del libro. Contiene il fumetto con la ricostruzione dei fatti da lui realizzata, assieme a una storia parallela, verosimile, che segue la narrazione delle vicende reali. Abbiamo voluto raccontare ai più giovani, e a tutti quelli che non le conoscono, le circostanze di un omicidio compiuto dai poliziotti.

Si tratta della cronaca dolente di un gravissimo fatto di cronaca, oppure provi a sposare l’elemento satirico con la tragedia dell’omicidio Aldrovandi?

Abbiamo evitato di fare la cronaca a fumetti, pura e semplice. Io e Antonini abbiamo voluto raccontare la storia sottoforma di romanzo, sfruttando il racconto verosimile che ho citato. Ciò ha permesso di porre in luce, accanto alla ricostruzione dei fatti, anche il nostro punto di vista: da un lato, quello del protagonista del libro, molto simile alla personalità di Antonini; dall’altro, l’opinione di un ragazzo che disegna, la cui personalità è quasi una mia trasposizione autobiografica. La nostra opinione- che quei poliziotti siano degli assassini- è al momento confortata almeno da una sentenza di primo grado.

Hai pubblicato su “Cuore”, un’esperienza editoriale da molti rimpianta…

L’esigenza di una testata satirica c’è, oggi come allora. Ci sono tanti autori che pubblicano: Online, su libri, giornali… Ciò che manca è una voce collettiva. Anche in Tv, il venir meno di queste ‘voci collettive’ restringe gli spazi della satira e anche del dissenso politico. Sento il rischio che quest’esigenza, che è anche un’assenza, non sia percepita con la stessa urgenza di quindici anni fa.

Enrico Sciuto