I veri eroi in tempo di guerra
27 gennaio 2009, di Eleonora Tosco
Un’altra guerra imbratta il mondo di sangue. Chi condivide il sentimento pacifista, non sa ascoltare le ragioni di coloro che offendono la dignità umana e tanti sono i giovanissimi che spesso scendono in piazza. Crescendo, l’utopica convinzione di poter cambiare il mondo in tanta gente va scemando e si spegne in una sorda indifferenza; in altri si attenua degli adolescenziali entusiasmi e sprona a porsi tante domande. Ci si chiede così, perchè un sentimento tanto naturale come la pace non possa essere usato da tutti come chiave di lettura del mondo; ma la verità è dura da accettare: la guerra è il rovescio della medaglia della pace, una implica l’altra per esistere ed entrambe sono espressione della natura umana. Da quando il mondo ha conosciuto l’uomo è stato teatro di sanguinose battaglie così come di lodevoli uomini: la storia insegna. Prendere coscienza di questo, non significa però piegarsi a logiche che non condividiamo e non vuol dire non poter più sperare nella bandiera arcobaleno. La pace è un sentimento che non dobbiamo smettere di promuovere e suscitare ovunque ci riesca di farlo ma, nei grandi scenari di guerra, purtroppo, non abbiamo tutto questo potere! In queste situazioni estreme, i fautori della pace non sono tanto quelli che scendono in piazza ed urlano dissenso, ma coloro che si occupano di salvare le vite violentate delle vittime. Il nostro nuovo cosciente e razionale pacifismo interiore deve fare riferimento alle presenze silenziose negli scenari di guerra: i volontari della Croce Rossa, di Emergency e di Medici senza frontiere che ogni giorno scelgono di essere lì, accanto ai più deboli.
Contributi preziosi e troppo spesso dimenticati dalle autorità, sono anche quelli dei tanti educatori e psicologi che partono per il fronte così come fa la festosa equipe di Patch Adams, promotore della clown-terapy nel mondo. Il loro contributo è essenziale perchè aiuta, chi crede di aver perso tutto, a non essere risucchiato nella dinamica della guerra facendosi alimentare dall’odio che prova in cuore. E noi? Come possiamo agire? Non è neccessario diventare volontari al fronte per essere fautori della cultura della pace, possiamo però divulgare un modus-vivendi differente, fatto di gesti più che di parole, cominciando dal nostro piccolo. Non sono, infatti, le urla in piazza a far cambiare idea a chi non crede, non possiamo movimentare le masse con una propaganda fine a se stessa senza cominciare da noi o da chi ci sta accanto! Mi è capitato di conoscere manifestanti attivissimi che poi, nella vita di tutti i giorni, non sapevano reggere un confronto senza aggredire o che maltrattavano con gesti, atteggiamenti e parole proprio le persone con cui dovevano interagire quotidianamente; anche quelle che dicevano di amare. La pace è una filosofia da sposare con l’anima e far diventare presente nella nostra vita; bisogna cominciare da piccoli gesti per diventare grandi uomini. A noi tocca aiutare i volontari sostenendoli nelle loro grandi iniziative, ma anche e soprattutto essere gli eroi del nostro quotidiano: promuovendo la cultura della pace e dell’onestà il più possibile intorno a noi, per stupire gli scettici e convincere gli insicuri che amare la vita è possibile anche partendo dal nostro piccolo mondo…tanti piccoli pianeti fanno un universo.
Eleonora Tosco












Commenti
Inserisci un commento...
inoltre, puoi aggiungere un avatar.
Devi essere registrato per inserire un commento.