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Vita universitaria a Catania: Scienze della Formazione

29 ottobre 2010, di   Stampa articolo Segnala articolo  

Scienze della Formazione - Plesso Le Verginelle
Scienze della Formazione - Plesso Le Verginelle

E’ una giornata come tante nella facoltà di Scienze della Formazione di Catania: la sede è nuova e appena aperta (il plesso Le Verginelle), le aule spaziose, gli studenti in giro. Incontriamo per prima Paola, 19 anni, primo anno di Scienze della Formazione. E’ in un’aula enorme con altri ragazzi e aspettano una professoressa che non arriverà: «la lezione è saltata ma l’abbiamo saputo solo adesso, la segreteria non era neppure stata avvisata. Niente male come inizio. Per me è il primo anno e penso che un po’ di confusione sia normale però a livello organizzativo la facoltà lascia un po’ a desiderare, ricordo ancora le file in segreteria! Per non parlare del personale, non molto educato direi, ma forse è normale». Non la pensa esattamente così Lorena, 27 anni, studentessa della magistrale in Psicologia, proveniente dall’università Kore di Enna: «sono contenta che adesso la facoltà sia concentrata in un luogo soltanto, mentre prima, a Enna si svolgevano solo le lezioni e il ricevimento restava qui a Catania. Però la disorganizzazione c’è pure qui». Maria, 25 anni, si lamenta invece perché il sito non sempre è aggiornato e in segreteria il telefono suona a vuoto o è occupato e per chi è fuori sede è seccante fare continui “viaggi della speranza”. Anna, 31 anni, cerca di ironizzare: «questa non è organizzazione ma disorganizzazione! L’unica cosa positiva è la concentrazione di tutto in un edificio. I professori poi sono continuamente in ritardo, anche se non tutti. Si giustificano dicendo che c’è traffico, ma io vengo da Augusta e arrivo prima di loro! Almeno alcuni si scusano altri no». E gli uffici orientamento? Anna ride e mi risponde: «aiutati che Dio t’aiuta!». Claudia, 25 anni, fa notare invece come alcuni docenti, che insegnano pure alla cittadella universitaria, effettuino lì il ricevimento e gli esami: «penso che potrebbero venirci incontro e fare il ricevimento qui, almeno una volta a settimana. Anche per gli esami è un problema. Siamo già pendolari e arrivati in città dovremmo andare con i mezzi urbani alla cittadella. Insomma un casino». Per Alessandra, 27 anni, si dovrebbe incrementare la comunicazione tra insegnanti e segreteria per evitare alcuni disagi, però, dice, «i professori sono comunque molto disponibili e rispondono alle mail, le lezioni difficilmente vengono spostate all’ultimo minuto». Serena, 24 anni, è delusa dalla didattica, secondo lei ci sono troppe materie inutili e teoriche: «anche i laboratori sono teorici e i programmi sempre uguali. Insomma alla fine ho la sensazione che studiare non sia servito a niente, perché le nozioni, se non fai un po’ di pratica, restano per aria. Inoltre mi piacerebbe che gli appelli straordinari fossero aperti anche agli studenti in corso, così da poterci laureare prima». Le fa eco Anna che non si abbatte e ammette: «attenzione, l’entusiasmo non manca!». E il segreto è forse questo, affrontare le difficoltà della nostra malandata università con grinta e coraggio.

Giuseppina Cuccia

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