Pubblicato il: 25 marzo, 2010

“Your lips move but I can’t hear what you’re saying”

Sono le parole di “Comfortably Numb”, famosa canzone dei Pink Floyd. Mi sono tornate alla mente ricordando una sera della settimana scorsa, quando in un bar di Catania ho incontrato un folto gruppo di ragazzi e ragazze sordi. Non erano lì per caso, ma avevano organizzato una serata con aperitivo e musica per incoraggiare la comunicazione tra sordi e udenti.  Sono riuscita a parlare con loro anche senza conoscere la L. I. S. (lingua italiana dei segni) e con grande divertimento abbiamo conversato per più di un’ora. Alcuni di loro, come Eleonora, Roberta e Nancy, grazie alle lunghe e impegnative sedute di logopedia, riescono molto bene a parlare a voce e sono più indipendenti rispetto ad altri che riescono comunicare solo attraverso il linguaggio dei segni. Eleonora mi ha spiegato quanto sia importante l’indipendenza di una persona sorda, ma ciò che preme loro maggiormente è il contatto tra sordi e udenti: i primi tendono a stare tra di loro per paura di esporsi o di non essere ben accetti, i secondi preferiscono rapporti interpersonali più semplici e veloci. E’ molto importante che gli udenti imparino la lingua dei segni, ma soprattutto è importante una nuova educazione mentale, sociale e civile. Il desiderio di creare attività e occasioni per l’interazione tra sordi e udenti è molto forte in loro, poiché comporterebbe una comunione completa e giusta della società. Giovanna e Angela sono due ragazze udenti, amiche del gruppo di giovani sordi e hanno parlato con me a voce, ma muovendo le mani contemporaneamente, per rendere partecipi tutti i presenti alla conversazione. Entrambe hanno scelto di imparare la L. I. S. perché vorrebbero vivere in una società più sensibile e disposta ad aiutare persone che hanno difficoltà anche ad ordinare una pizza al telefono. In un mondo che corre senza sosta, avere un amico sordo significherebbe rallentare la corsa, ma ciò implica una maggiore volontà, pazienza e disponibilità. E così, nel breve tempo che ho trascorso con loro, il mio udito ha cominciato a sentirsi inadeguato alla situazione perché, sembra un banalissimo slogan, la verità è che ogni persona dovrebbe far sbocciare la propria sensibilità e aprirsi agli altri

Elena Minissale

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