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Addio a Nico Orengo

È morto pochi giorni fa, in seguito a una crisi respiratoria, all’età di 65 anni, lo scrittore e giornalista Nico Orengo. Nato nel 1944 a Torino, iniziò giovanissimo, a soli vent’anni, a lavorare per la casa editrice Einaudi e lì rimase fino al 1977. Lungo, quindi, fu il sodalizio tra Giulio Einaudi e Nico Orengo, perfetto irregolare, non ascrivibile a gruppi o categorie e nemmeno ai “noiosi”, accuratamente evitati dal “sovrano” Giulio. Nico si era subito affezionato a lui ed era bravissimo a capirlo e assecondarlo, sebbene gli abbia sempre dato del “lei”, fino alla fine. In seguito alla crisi einaudiana, approdò alla redazione di “La Stampa” e iniziò a occuparsi dell’inserto settimanale “Tuttolibri”, all’apice della celebrità, fino al 1989, anno in cui ne diventò il responsabile. Per “Tuttolibri” fu anche autore della rubrica “fulmini”, brevi e saggi, “leggeri e civili” come li ha definiti Luciano Genta. Come scrittore ha esordito invece molto prima,  nel 1969, con il romanzo sperimentale “Per preparare nuovi idilli” edito da Feltrinelli.

Amava trascorrere lunghi periodi dell’anno nella sua amata Liguria, (amore che lo accomunava a Calvino) regione d’origine della famiglia, descritta e cantata spesso nelle sue opere. Trascorse la sua vita tra la dolcezza della terra di là e i suoi luoghi, la Mortola, Montegrosso, Pian Latte, i giardini Hambury, Dolceacqua, e la scabrezza della terra di qua, tanto da fargli dire: “Torino non mi sembrava poi così bella: era troppo dritta, troppo grigia”. I romanzi di Orengo sono in gran parte ambientati in quella lingua di terra tra le montagne e il mare ligure, in quei posti che lo incantavano, in una natura piena di ricordi dell’infanzia, da custodire gelosamente e con orgoglio. Le sue opere, circa una trentina, furono quasi tutte pubblicate dalla casa editrice Einaudi: “Il salto dell’acciuga”, la raccolta di poesie “Cartoline di mare”, “Ribes”, “Le rose di Evita”, “Gli spiccioli di Montale”, “La curva del Latte”, l’autobiografia “Hotel Angleterre” e, uscito poco prima di morire, “Islabonita”. Fu anche autore di filastrocche per bambini raccolte in “A-ulì-ulè” e di fiabe tra cui bellissima è “L’allodola e il cinghiale”.

Comunemente il suo stile è definito “della leggerezza”, anche se si tratta di una leggerezza che a volte lascia spazio all’ironia e alla malinconia, e la sua prosa si caratterizza per eleganza e limpidezza. Orengo fu anche impegnato, come testimoniano “Cartoline di mare” e “Gli spiccioli di Montale”, a preservare la natura dei suoi ricordi, e insieme a Giovanni Tesio e Luciano Bertello portò avanti una crociata per la difesa del paesaggio agricolo piemontese e non solo. Guerriero e filosofo, prosatore elegante e sognatore, Orengo è stato uno degli scrittori più originali del secondo Novecento, forse ancora poco letto e studiato.

Giuseppina Cuccia