Pubblicato il: 17 Aprile, 2010
Senza categoria | di Luca Colnaghi

Bruxelles a vignette

T.S. Eliot in In praise of Kipling’s Verse scriveva «La prima condizione per comprendere un Paese straniero è annusarlo». Così quando a Bruxelles si attraversa la Grand Place per raggiungere la Bourse, si cerca di coglierne l’essenza profonda.

Qui le botteghe di artigiani della cioccolata e biscotti, i birrifici, i Waffle e i chioschi che pregnano l’aria circostante dell’odore indelebile delle patatine fritte sono quindi le migliori guide illustrate? Si passa rapidamente dalle cialde coperte di panna ai turistici altari del luppolo, dalle fontane che spillano cioccolato nei negozi per l’acne dei turisti ad improbabili riproduzioni in cioccolato del fanciullo incontinente, il Manneken Pis.

Ma nonostante lo sfarzo della gastronomia che sembra trarre l’eleganza della cucina francese e la corpulenza di quella tedesca, Bruxelles la si legge con gli occhi. Voi direte: ovvio, ma davvero questa volta al sorpasso c’eravamo andati davvero vicini, anche perché, diciamocelo, il Belgio su due piedi non lo si immaginerebbe come un Paese a colori. E non mi riferisco tanto alla frutta esotica del quartiere africano di Matonge o alle bandiere europee del Parlamento, quanto all’incredibile tradizione fumettista della città e dell’intero Belgio.

La nona arte, il fumetto, qui ha il suo templio e pronao nel Museo della Bande Dessinaee e nella sala d’esposizione di fronte. Anche sull’enumerazione ci sarebbe da dire molto. Nono posto in classifica cronologica, nonostante sia coevo con la settima, il cinema: è il 1895 quando parallelamente alle prime proiezioni compaiono le avventure di Little Nemo. L’ottavo posto spetta alla televisione, e ve lo dico giusto per completezza non per alimentare polemica.

Certo è che Peyo, padre de I Puffi e Hergè, l’autore di Tin Tin, così come tutti gli altri esponenti de La linea chiara, la corrente franco-belga, un museo se lo meritavano davvero. Bozzetti, pagine a colori, gadget e l’immancabile museo dalle costosissime riproduzioni. La cosa migliore però è scoprire vere e proprie gag a vignette in giro per la città. Attorno al centro, alla cattedrale di San Michele e al Palazzo di Giustizia.

Così, all’improvviso ed inaspettatamente, come il colore in quella che immaginavo come una capitale grigia.

Luca Colnaghi

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