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Catania: Mondadori fa poker

E sono quattro. Ad appena sei anni dall’apertura del primo Punto Vendita in città, il marchio “Mondadori” fa capolino dalle vetrine della sua quarta libreria catanese, stavolta in Corso Sicilia. Ora è a due passi da “Cavallotto”, storica libreria etnea, ormai accerchiata dalla concorrenza della catena di Segrate. Basta oltrepassare infatti il quartiere di “San Berillo”, per trovare un altro negozio della Casa Editrice, altrettanto grande, aperto tutto il giorno e fino a tarda notte. Le conseguenze sono tangibili: “La Cultura”, una delle più antiche librerie catanesi, rischia di chiudere i battenti proprio in questi giorni, dopo quarant’anni di attività. Sarebbe la seconda, in poco meno di un anno. La prima è stata “Muglia”, altra storica bottega, a due passi da Villa Bellini. Le altre librerie indipendenti soffrono la crisi di vendite e soprattutto la concorrenza dei negozi in franchising e in megastore.

A Catania, in realtà, tutto ciò è arrivato tardi, e i librai sono vittime di una tendenza per molti versi ineluttabile: il libro come prodotto commerciale, oggetto di consumo di massa, ha ormai soppiantato da decenni la fase post-artigianale di questi professionisti e amatori. Molti di loro vantano dei valori reali in termini di competenza, cultura professionale, marchi editoriali e fermenti culturali. Eppure, non hanno saputo o voluto adeguarsi ai tempi, a differenza dei loro colleghi, ancora attivi nei mille angoli d’Italia. In centri come Roma, Torino, Bologna e Firenze, dove le librerie “Feltrinelli” e “Einaudi” sono punti di riferimento della vita culturale, luoghi d’incontro tra scrittori e lettori, autentiche istituzioni della vita cittadina, resistono botteghe di modernariato e del libro usato, caffè letterari, dove si mescolano letteratura e vita sociale.

Nella media, i grandi negozi affiliati non sono qualitativamente inferiori alle librerie indipendenti. Anzi, queste ultime inseguono la naturale tendenza all’offerta generalista e ‘commerciale’ che è propria dei primi, finendo per smarrire le loro peculiarità. Il risultato è che le librerie in franchising finiscono, alla lunga, per vantare delle esposizioni, non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente migliori. Si giunge al paradosso che nessuno dei tradizionali librai di Catania, città così ricca di storia, tiene in bella vista le grandi opere della storiografia classica. Nel migliore dei casi, si preferisce esporre testi specialistici, magari inattuali, o peggio, quelli più noti e recenti. Ci si rifugia, infine, nell’anticamera del suicidio commerciale, cioè il mercato scolastico. Nessuno chiede ai librai di guardare a “Mondadori”; su quel terreno non possono competere. Tengano solo presente che questo format che li surclassa, è lo stesso di “Feltrinelli”, “Rizzoli” e di molti librai specializzati. Ampliare l’offerta con audiovisivi, musica e riviste non é un delitto, e una libreria aperta a mezzanotte, a prescindere dal logo, è pur sempre un’oasi nel deserto.

Enrico Sciuto