- Lo Schiaffo - https://www.loschiaffo.org -

Cnosso e Festo: il diavolo e l’acqua santa

Un viaggio nell’incantevole isola di Creta non può prevedere soltanto itinerari marittimi: l’isola è piena di scavi archeologici e i più importanti a livello mondiale sono i palazzi minoici di Festo  e Cnosso. Visitarli entrambi fa un certo effetto. Cnosso è stato scoperto da Evans, un inglese appassionato di antichità e mitologia ma evidentemente innamorato del cemento con il quale fece ricostruire quasi tutto il palazzo di Cnosso. Il fascino che si spera di trovare a Cnosso sta nell’attesa di contemplare il labirinto, di perdercisi dentro e di incontrare il minotauro, aspettative che vengono puntualmente deluse. Con il sole a picco, la folla rumorosa e le guide impazzite che cercano di prendere al volo turisti sperduti e sprovveduti, si apprezza poco il giro. Dopo aver scoperto che la maggior parte dei dipinti, delle colonne e delle stanze è stata ricostruita in cemento, ci si avvia verso l’uscita dove attendono trepidanti i punti vendita per turisti con souvenir improbabili in bella mostra. Ben diversa la storia di Festo, scoperto dagli italiani nel 1908 e curato con metodi rigorosamente scientifici che hanno lasciato intatto il fascino di un luogo antico e incantato. Visitato ad un orario vicino a quello della chiusura, con il sole prossimo al tramonto, la Massarà che si staglia ai piedi del palazzo e una quantità di turisti pressappoco vicina allo zero, Festo si mostra in tutta la sua purezza. All’ingresso degli scavi c’è la sede della Scuola archeologica italiana di Atene e con grande meraviglia scorgiamo un furgoncino targato Catania. Una coincidenza? Non proprio se il direttore degli scavi di Festo è Vincenzo La Rosa, catanese. Quest’anno sono passati cento anni dall’inizio degli scavi italiani in Grecia, ma purtroppo i fondi scarseggiano e gli scavi rischiano di chiudere nonostante siano tra i più famosi in tutto il mondo. Parlando con la gente ci si accorge che per alcuni gli scavi di un palazzo minoico sono solo rovine, pezzi di pietra appartenenti ad abitazioni di esseri umani vissuti troppi secoli fa e per cui non dovremmo perdere minuti preziosi della nostra vita. Fortunatamente per altri, un luogo come Festo è molto più di un ammasso di fredde pietre. Un ricongiungimento con le proprie radici? Una malinconia romantica nel guardare lo stesso orizzonte che millenni fa guardava un altro essere umano ignaro di un futuro cosi presente, oggi? Un interesse pieno di passione per popolazioni che vivevano, costruivano, pensavano e pregavano in modo diverso? L’uomo cerca l’uomo. L’uomo studia l’uomo. Non possiamo prescindere da un istinto che si fa sentire in modo prepotente passeggiando per le vie dei resti del palazzo di Festo.

Elena Minissale