Pubblicato il: 9 Ottobre, 2010

Crisi Fincantieri: a rischio lo stabilimento più antico d’Italia

La Fincantieri è un’azienda pubblica italiana che si occupa della progettazione e della costruzione di navi da crociera e navi militari. E’ attiva sul territorio italiano dal 1937 e, ad oggi, sono distribuiti sulla nostra penisola ben 12 cantieri navali. La recente recessione economica non ha risparmiato, purtroppo, neanche una società solida come la Fincantieri, che adesso si trova<!–more (continua…)–> a dover affrontare una crisi strutturale abbastanza profonda. Nel 2009, infatti, il risultato d’esercizio ha registrato perdite per 64 milioni di euro, a causa dell’assenza di ordini dei traghetti commerciali e della forte contrazione della domanda per quanto riguarda le navi da guerra. Per poter contrastare questa grave emorragia, i soci hanno deciso di non distribuire i dividendi per l’anno corrente. Ciò però non è bastato e così si è optato di far ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni e, nel 2011, si sta pensando di chiudere qualche stabilimento con tagli che interesserebbero quasi tremila persone. Dunque non c’è solo lo spauracchio della cassa integrazione, ma anche quello della paventata chiusura di diversi cantieri. Tra questi, a rischiare la dismissione sono soprattutto quelli di Castellammare di Stabia, di Sestri e di Riva Trigoso. La voce si è subito diffusa e immediata è scattata la protesta degli operai. Particolare è la situazione di Castellammare, dove anche i semplici cittadini si sono uniti con decisione alle azioni di lotta degli operai. Stiamo parlando del più antico cantiere navale italiano che oggi rischia di diventare un “banale” porto turistico. Ma a preoccupare maggiormente sono le conseguenze che questa decisione porterà per l’intero indotto, in una città che già è costretta a dover affrontare una crisi occupazionale senza precedenti. Si respira un clima di tensione alle stelle e la città si appresta a vivere drammaticamente le conseguenze devastanti della crisi economica. Ma a far aumentare l’apprensione è soprattutto un accordo non rispettato siglato nel 2009 tra Comune, Governo e la stessa Fincantieri che prevedeva il rilancio della cantieristica navale stabiese, costruendo un bacino del cantiere che avrebbe dato linfa vitale all’intero indotto. Assemblee dai toni accesi, operai che salgono sulle gru innalzando uno striscione, sit-in di protesta davanti ai cancelli: oggi è questo il clima che si vive in città. E continuerà ad essere questo perché non si può chiudere il cantiere navale che vanta le migliori maestranze specializzate d’Italia da oltre 400 anni.

Massimiliano Mogavero

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