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Federico II al futuro

Dalla bibliografia al personaggio. E’ l’esperimento proposto il 23 Ottobre dalla “Tavola rotonda sull’Età Federiciana”, nell’ambito del cartellone di “Ottobre Piovono libri”. A tratteggiare il quadro di una personalità e della sua epoca, nella cornice della “Pinacoteca San Michele Minore” di Piazza Manganelli, sono stati chiamati il filologo Mario Pagano, la studiosa di letteratura araba Francesca Corrao e l’Avvocato Nello Pogliese, cultore di Diritto d’Età federiciana. Il giornalista Marco Brando, assieme al contemporaneista Tino Vittorio, hanno tenuto aperta la finestra sul presente. Perché sette secoli non sono bastati a offuscare la memoria di un mito del Medioevo Italiano. Sullo sfondo il riferimento all’opera monumentale di Wolfgang Stürner, «la più storiograficamente e filologicamente corretta». Tino Vittorio ha ricordato Federico II come «il personaggio più contemporaneo» di quel tempo. La lotta alla teocrazia papale, lo spostamento nel Mediterraneo del baricentro dell’Impero, la politica di compromesso con i sovrani turchi: «Seppe anticipare l’importanza che il mare avrebbe rivestito nella storia moderna». Federico, del resto, strizza l’occhio alla modernità con “le Costituzioni di Melfi”. «E’ il primo codice legislativo laico della Storia», ha sottolineato Nello Pogliese. L’imperatore vi si configura come «fons honoris e fons iuris, dunque vi si sancisce il suo rapporto con Dio, in sostituzione all’autorità papale e in conflitto con la frammentazione del potere feudale». Mario Pagano, docente di Filologia romanza presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania, ha collaborato all’edizione critica dei poeti della Scuola siciliana: «La ricostruzione filologica ci ha permesso di comprendere come a Federico II si deve la sistemazione di una produzione letteraria preesistente. Lo dimostrano i testi che abbiamo raccolto: ci sono stati in gran parte consegnati dai toscani». E Francesca Corrao, arabista all’Università Orientale di Napoli: «Federico II ha rilanciato nella modernità la tradizione letteraria degli Arabi, che in Sicilia lo avevano preceduto». A riportare al presente la riflessione ha pensato Marco Brando, autore de “Lo strano caso di Federico II”: «Ho verificato quanto il personaggio sia ricorrente nella toponomastica, nella denominazione di istituzioni e esercizi commerciali in Puglia». Lì è divenuto un mito unificante. «E’ ‘il Re buono’. Incarna i motivi dello stare assieme». Rilievo senza pari in Sicilia e in Germania.

Enrico Sciuto