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Il teatro di Alvis Hermanis

“Oggi vedo grandi cervelli ma pochi grandi cuori”. Questa frase è di Alvis Hermanis, direttore artistico del Nuovo Teatro di Riga nonché regista tra più interessanti e innovativi del teatro contemporaneo, premiato, al Festival di Salisburgo del 2003, col prestigioso Young Directors Project per la messinscena de L’ispettore generale di Gogol. Le sue regie presentano una commistione di stili ed estetiche teatrali differenti. Egli attinge al patrimonio culturale dell’Est e dell’Ovest per creare originali combinazioni di immagini e simboli di periodi storici e culturali diversi. Oltre che nelle messinscene più classiche, come My Poor Marat di Alexei Arbuzov (1997) o Long Life (2003), Hermanis si è cimentato nel teatro di marionette in The Story of Kaspar Hauser (2003) e ha combinato mezzi e punti di osservazione eterogenei in By Gorky (2004). Ha esplorato le realtà immediate della vita quotidiana prendendo spunto da storie e persone vere, trasformate fino a divenire efficaci prototipi della società lettone, come in Latvian Stories (2004) e Latvian Love (2006). Ha partecipato, come attore, alle proprie messinscene e si è esibito in spettacoli teatrali di altri registi. Nel 2004 è stato nominato miglior attore dell’anno per il ruolo di Jean nella Miss Julie di Mara Timele. Gli spettacoli di Hermanis sono stati rappresentati nei principali festival internazionali (Festival di Edimburgo (2006), il KunstenFestival des Arts (Bruxelles, 2004, 2007), le Wiener Festwochen (Vienna, 2005, 2007) ed altri). Tra le sue creazioni va citata in particolare “Sonja”, un geniale adattamento dell’omonimo racconto della scrittrice russa Tatjana Tolstaja. Sonja è un’istantanea, un ritratto in miniatura di una donna sola, bruttina e ingenua e che spesso parla a sproposito. Ma la protagonista è anche un’eccellente cuoca e donna di casa amante dei bambini psempre pronta ad aiutare il prossimo. Un giorno diviene bersaglio di un perfido scherzo dei vicini; scherzo che si trasforma nella più grande gioia della sua vita; infatti la donna inizia a ricevere, da un misterioso Nikolaj, appassionate lettere d’amore che le infiammano il cuore e le cambiano lo scorrere dei giorni. Hermanis ci fa entrare assieme a due ladri (gli attori Gundars Āboliņš e Jevgeņijs Isajevs) nella casa di Sonja. Questi sono un’esepdiente del regista per introdurci tra le mura domestiche della protagonista e per arrivare al suo mondo interiore. Hermanis riesce così a raccontarci la storia di una donna semplice vittima di un crudele scherzo, ma supera la narrazione della Tolstaja con un geniale espediente di immedesimazione metateatrale a sorpresa capace di ribaltare i ruoli e il sottile confine tra finzione e realtà. Le messe in scena di Hermanis sono un sapiente concentrato di diversi concetti dell’estetica postmoderna.; la relazione con le culture e i mondi cui egli fa riferimento, dai quali trae ispirazione nei suoi lavori, è caratterizzata sempre da un perfetto senso della forma e dello stile di un’epoca.

Irene Stumpo