Pubblicato il: 29 Giugno, 2009

Intervista a Elvira Seminara

foto b poltrona sorrElvira Seminara, dopo il successo del romanzo L’indecenza, pubblica una serie di racconti con la casa editrice Gaffi. Un altro libro pieno di nodi da sciogliere, non con lo strumento della razionalità ma soprattutto con il coinvolgimento intellettivo ed emotivo del lettore.

1)      Come  nasce il tuo ultimo libro “I racconti del parrucchiere”?

“ Mi piaceva la sfida. Un tema solitamente  frivolo e rosa – la capellità,  storico ricettacolo di vacuità e pettegolezzo !  – che lega  insieme,  come un nastro ideale,  13 storie magicamente ordinarie. Destini che si incrociano senza riconoscersi,  vaganti e smarriti dietro un incantesimo. I capelli ci legano, fra noi e  a noi stessi,  in modo ancestrale. Da Sansone alle streghe rasate, passando per Eva, la Maddalena, i Capelloni e i punk…”

2)      E’ stata premeditata la struttura a racconti?

Amo da sempre i racconti, ne sono una grande consumatrice. Le short stories sono capaci di condensare in breve un’esperienza, raccoglierla e restituirla, rinnovarla. Il racconto è un  perfetto congegno narrativo, può dare forti emozioni.

3)      Quanto di  “indecente”  c’è (in riferimento al tuo romanzo precedente) nel contesto che attornia i tuoi personaggi? Si può parlare di ‘tempo indecente’ ad esempio?

Se  “L’indecenza”  è un thriller psicologico, questo è un thriller tricologico. Il lato rosa del nero. A parte lo scherzo, non lo so.  Sono tredici storie al confine,  tenute strette da un filo di capello, sul filo della vita e del tempo. Tempo indecente ? Forse sì, cioè un tempo meccanico, accelerato, ossessivo. Nel quale la sosta dal parrucchiere, luogo magico anche per questo,  diventa un’insolita  pausa davanti allo specchio: per guardarsi dentro, e oltre. ”

4)      Che rapporti ha Elvira Seminara con i suoi capelli?

Da un po’ di tempo soffro l’eccesso,   l’accumulazione di cose inutili che ci assedia,  e intossica la mente oltre che l’ambiente.  Preferisco ridurre al massimo i volumi,  procedere per sottrazione in tutti i sensi. Forse per questo porto i capelli cortissimi, anche questa è una riduzione d’ingombro”.

5)      Potrebbero i capelli essere una sorta di metafora della scrittura?

Certamente. La Capellità è una categoria narrativa.  I capelli come la scrittura hanno una trama. Che  si snoda, si dipana, si scioglie, si dirada,  si ingarbuglia, si allunga e si accorcia, si avvolge, si intreccia. Ci hai mai pensato ? Usiamo le stesse parole per parlare di storie e di capelli. E anche le storie si mettono in piega.

6)      Attraverso entrambi noi possiamo diventare altro da ciò che siamo?

E’ possibile, nel senso della trasformazione. Ma è un gioco, appunto. Di rispecchiamento o immaginazione. O  impaginazione”.

7)      Cosa vorresti i tuoi lettori cogliessero profondamente?

Quello che gli piace, ognuno ha il suo pettine ideale”.

8)      Credi nel libro come testo aperto o credi nell’onnipotenza e dittatura dell’autore?

Vale la risposta di prima.  Ogni lettore è libero di leggere e pettinare un libro come vuole, anche al contrario, con la riga in mezzo o con la piega, in modo ordinato o scarmigliato. Ma in pace,  senza torcere un capello a nessuno.”

9)      Cosa cerchi e ottieni nella scrittura?

Il conforto delle domande.  Un viaggio attraverso le soluzioni. E un’immensa e  scomposta   felicità”.

Sabina Corsaro

(foto di Valerio D’Urso)

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