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Jacob’s Ladder

«If you’re frightened of dying and you’re holding on, you’ll see demons tearing your life away. But if you’ve made your peace, then the devils are really angels freeing you from the earth.»

La guerra nel Vietnam, cocci di vita che non riescono più a incastrarsi fra loro, visioni da incubo, sovrapposizione di sogno, ricordi e realtà, una tremenda verità da scoprire, solo contro tutti. Jacob Singer (Tim Robbins) è un reduce del Vietnam, il suo cuore è straziato dal ricordo della guerra e dal trauma della morte del figlio Gabe (il piccolissimo Macaulay Culkin) avuto dalla prima moglie. La sua vita un po’ triste e squallida, fatta di un lavoro tranquillo alle poste e di una compagna affettuosa ed energica, cambia all’improvviso, squarciata da ricordi del passato e da improvvise apparizioni di creature mostruose. E per Jacob inizia a diventare difficile distinguere il ricordo, il presente, la visione, la realtà, finchè non inizia ad indagare su cosa accadde davvero in Vietnam, il giorno in cui fu ferito. Jacob’s Ladder è forse il capolavoro incompreso di Adrian Lyne – regista dei più fortunati Flashdance, 9 settimane e mezzo, Attrazione Fatale – un film filosofico eppure ancorato alla realtà, esente da eccessi eppure di grande impatto emozionale. La vicenda è innanzitutto il racconto del cammino verso la morte, della necessità di accettare la fine della vita e della resistenza a tale accettazione; la mente umana diviene quindi un pericoloso ed affascinante labirinto e la percezione dell’aldilà (secondo i precetti del teologo medievale Meister Eckhart) fatta di inferno e paradiso è il prodotto della coscienza umana. Ma Jacob’s Ladder è anche un j’accuse contro l’operato americano in Vietnam: protagonista nell’ombra è infatti l’allucinogeno Bz, potente sostanza utilizzata dagli USA proprio durante quel conflitto. Per la genialità di alcune trovate sceniche, come l’agghiacciante movimento convulso della testa di un “demone” o l’improvvisa e spiazzante rivelazione finale, questo film è stata una fonte di ispirazione per i creatori del videogioco Silent Hill (poi divenuto film) e per il genere horror-thriller psicologico; eppure Lyne non scade mai nel sensazionalismo, lo spettatore prova paura ma non spavento. E la scena più emozionante del film, è senz’altro quella in cui il piccolo Gabe conduce su per una scala il padre Jacob, ormai consapevole della propria condizione: si tratta proprio della scala cui allude il titolo, che a sua volta fa riferimento ad un passo biblico: «Giacobbe) fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo».

Ornella Balsamo