Pubblicato il: 6 Novembre, 2009

“La Dc tradì Sturzo”: parla Giovanni Palladino

La Dc tradì SturzoModi cortesi, english fluent: Giovanni Palladino è un economista. Presiede il Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo e collabora con” il Sole 24 Ore” e “il Corriere della Sera”. Suo padre Giuseppe fu esecutore testamentario del sacerdote.

Dottor Palladino, come spiega la freddezza di Sturzo verso la Democrazia Cristiana?

Con la politica che la Dc aveva teorizzato negli anni Cinquanta e realizzato nel decennio successivo. Alla morte di Sturzo il governo era ancora centrista, ma la Dc era già pronta a celebrare il ‘matrimonio’ tra la cultura cattolica e quella socialista. Per Sturzo era un incesto e, infatti, il paese è diventato statalista e corrotto. Se si vuole cambiare, bisogna eliminare non solo il conflitto d’interessi dell’economia nella politica, ma anche un altro conflitto, di cui il primo è figlio: il conflitto d’interessi della politica nell’economia. In Italia, l’energia costa di più che altrove, e così la benzina e tanto altro. Succede perché, per troppi anni, abbiamo accettato l’ingerenza della politica nella gestione dell’economia.

Sostiene che l’alternativa all’incesto debba consistere nell’apertura della sinistra al centro…

E’ quello che sta avvenendo e che Sturzo aveva previsto. Uomini della sinistra teorizzano oggi l’avvicinamento a posizioni centriste. Si stanno riconoscendo gli errori: Sturzo aveva ragione nell’affermare che il patrimonio della dottrina sociale della Chiesa era utile, poiché un patrimonio di cultura economica moderna. Lo Stato deve fare l’arbitro e il legislatore, mentre il gioco deve farlo il settore privato. E poiché quest’ultimo non è infallibile, è compito della politica evitare irregolarità e inefficienze. Se, viceversa, il settore pubblico fa l’arbitro e il giocatore, si finisce per far male entrambe le cose. E’ quanto è avvenuto in Italia.

Che dice del paradosso della Germania, dove i partiti d’ispirazione cristiana hanno realizzato gli ideali sturziani, al contrario che nel paese dove il Popolarismo ha avuto i natali?

E’ un paradosso che abbiamo pagato a caro prezzo. Sturzo, che è morto perdente, oggi vive vincente. Ormai tutti riconoscono che aveva ragione, e torto, invece, i democristiani delle partecipazioni statali. Sturzo era grande amico di Adenauer, che del suo pensiero s’è abbeverato, per poi metterlo in pratica in Germania. L’Italia è stata vittima di una deformazione culturale. Sturzo l’ha combattuta invano e ha perso. Oggi vince e possiamo ripartire dalle sue idee.

Gobetti distingueva i cattolici liberali, come Sturzo, dai cattolici sociali come Toniolo e Leone XIII. Condivide? Ma Leone XIII fu un cattolico liberale! Ispirò il pensiero di Sturzo e Adenauer, entrambi fautori dell’alleanza tra capitale e lavoro! Sturzo fu il primo uomo politico a preparare, nel 1920, un disegno di legge sull’azionariato degli operai. Dopo novant’anni, l’attuale governo sta portando alle Camere un disegno di legge su questo tema. Meglio tardi che mai.

Il regionalismo di Sturzo può sopportare il processo d’integrazione europea?

Il Regionalismo è attuale. A patto però che la Regione non diventi sede di un accentramento burocratico. Quest’ente ha fallito in diversi ambiti, soprattutto in Sicilia, perché si è trasferito l’accentramento statalista in ambito, appunto, regionale.

Il dibattito nel mondo cattolico mostra degli accenti diversi…

Prevarrà chi riuscirà a guardare al futuro, riconoscendo gli errori del passato. A parlarci del futuro è l’insegnamento sturziano, cioè il Popolarismo. Non la Dc che ha tradito quest’insegnamento.

Enrico  Sciuto

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