Pubblicato il: 18 Febbraio, 2009

La frontiera del teatro Grotowski 30 anni dopo

grotowski20199820img327“Si tratta di ritrovare l’uomo inteso come totalità tale cioè che sia al contempo partecipe della storia come un guerriero e partecipe della vita della propria essenza…” (Grotowski) Nel 2009 ricorre il decimo anniversario della morte di un grande maestro del secondo Novecento, colui che può essere considerato, dopo Artaud, il riferimento più importante della ricerca teatrale: Jerzy Grotowski. Il CRT è stato in Italia il primo teatro che ha dato importanza a questo percorso importandolo nella scena teatrale milanese. Era il 1979, anno in cui il maestro stava ormai abbandonando le sperimentazioni vere e proprie per darsi a progetti d’impronta più teorica, quando i grandi nomi della scena e degli studi teatrali italiani, come Grabriele Vacis, Ermando Olmi, Sisto della Palma e Annamaria Cascetta, collaborarono e organizzarono il progetto “La frontiera del teatro”. Trent’anni dopo, si è cercato di respirare ancora l’aria di quei giorni allestendo qualcosa di simile: negli spazi del CRT infatti, a fine Gennaio sono stati fatti convegni e incontri. È stata allestita la mostra fotografica di Maurizio Buscarino, dal titolo “Polvere”, che riporta nei ricordi impressi su pellicola frammenti di quegli anni in cui il clima teatrale era effervescente e ricco di entusiasmi. Le fotografie di Buscarino sono state presentate attraverso una suggestiva videoproiezione e ritraggono, nello specifico, alcuni momenti della messa in scena di “Apocalyps cum figuris” allestita a Milano nel ’79. Queste immagini, incotrano per la prima volta dopo trent’anni gli occhi del pubblico. Opera di Olmi presentata in quest’occasione è poi il video di quello stesso spettacolo, le cui prove furono fatte nell’unico grande spazio disponibile che il Comune potè dare a quegli artisti un po’ fuori dalle convenzioni: i sotterranei di Palazzo Reale. Le riprese furono un lavoro del CRT in collaborazione con la sede RAI di Milano e documentano anche le fasi di preparazione dell’evento teatrale stesso. “Apocalyps cum figuris” è stata l’opera chiave del regista polacco e lo spettacolo guida di una generazione intera che è rimasta col cuore legata a quegli anni in un modo che, chi semplicemente ascolta le testimonianze, non è in grado di comprendere ma di cui non può fare a meno di notare la forte intensità. I protagonisti di quegli anni, presenti all’evento organizzato il mese scorso al CRT infatti, erano tutti lì commossi e fortemente partecipi nel ricordare scintille di un entuasiasmo creativo di gruppo che noi possaimo solo immaginare.

Tosco Eleonora

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