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La rivincita dei divani

Se prima era un imperativo travestito da minaccia o un revanscistico atto di autoaffermazione adolescenziale contro il despotismo di ogni madre apprensiva, ora è l’emblema postmoderno del turismo sostenibile. È il couchsurfing, o meglio la rivincita dei divani. La vera novità rispetto al passato è che gli abituè del salotto non devono più pisolare in esilio dopo un litigio familiare, ma possono farlo per puro e semplice turismo, spirito d’aggregazione e perché no una sana idealistica propensione al miglioramento del mondo. Ikea fa le case più belle, il couchsurfing le rende più buone. Basta collegarsi al sito [1], registrarsi e iniziare a navigare alla ricerca del poliuretano espanso più adatto alle proprie esigenze. È come una normale prenotazione in hotel, si specificano data e ora di arrivo e partenza, numero delle persone, con la sola differenza che non si deve pagare perché si è ospitati da un altro iscritto.

Ma per una volta usciamo dalle caricature nazionali cui ci hanno abituato certi film. Cerchiamo di non essere veniali e valutiamo gli aspetti positivi di quest’iniziativa. Avete sempre sognato di visitare l’Africa, l’interno dell’America, l’Asia misteriosa? Ebbene ora ne avete la possibilità, ma una possibilità concreta fatta di nuove amicizie, full immersion nella cultura e nelle tradizioni locali, perché – giusto per scoprire l’acqua calda – questi posti non sono come ci hanno mostrato per anni i dépliant delle agenzie di viaggio. Nel mondo vero se mostri un braccialetto arancione al polso non ti servono un mojito a bordo piscina in pieno deserto. Il mondo vero è meglio, «benvenuto in Matrix». Figlio della cultura 2.0, il couchsurfing è un vero e proprio social network dai campi di ricerca dettagliati, perché ospitare è bello, ma bisogna anche venirsi incontro e se le passioni degli interessati coincidono o sono affini tanto meglio, possiamo risparmiarci l’imbarazzo di servire del maiale al forno al nostro nuovo amico vegetariano.

Gratuito e disinteressato – non è necessario ospitare per essere ospitati – il servizio sembra davvero essere una parentesi felice dopo che Eli Roth ha deciso di far crollare il turismo in ostello: non vi è sponsorizzazione di terzi, non vi sono introiti pubblicitari. Dicesi senza fine di lucro. Dov’è la fregatura, chiederete a questo punto. No, non vi sto vendendo un set di enciclopedie; fregature non ce ne sono, basta essere chiari e attenti dal principio. La registrazione comprende dati anagrafici generici come età, titolo di studio e professione, e una parte dedicata agli interessi, alle passioni, riflessioni da Moleskine degli ultimi viaggi compiuti. Durata e termini del soggiorno -sistemazione, intenzioni durante il periodo di permanenza – sono concordati prima, così come preliminarmente grazie ad un sistema di feedback simile a quello eBay possiamo scoprire se il nostro ospite è un seguace di Armin Meiwes o del Conte Dracula, o se semplicemente non è regolarmente iscritto al gruppo facebook tiralacquadopoaverfattopipì.

Forse non si avranno le chiavi della casa e si sarà legati ai ritmi degli altri, forse nemmeno l’american breakfast, ma si ha di meglio, dei rapporti veri. Avete presente l’amicizia tra E.T. e Elliot? Due mondi distanti anni luce. Ebbene, ora abbiamo a disposizione milioni di E.T. per scoprire che non sono così diversi da noi, o che forse lo sono ma è meraviglioso così. «Il mondo è più piccolo di quanto pensi», a volte come un divano pronto ad accogliere ogni novello Alexander Supertramp o Jack Kerouac.

Luca Colnaghi