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Mum&Dad

Lena è una ragazza polacca che lavora nell’aeroporto di Heathrow, a Londra; vive da sola e lontana dalla sua famiglia. Qui conosce Birdie, una sua collega, e il fratello Elbie, che si offrono di ospitarla, dato che abitano lì vicino,  quando una sera perde l’autobus per poter tornare in città. Seppur reticente, li segue nella loro casa: e questa scelta la catapulta direttamente all’inferno. I loro genitori, in realtà “adottivi”, sono assassini deviati e sadici che vivono grazie ai furti realizzati dai figli, e lei diventa il “nuovo giocattolo” della mamma…

Presentato al London FrightFilm Festival 2008, e realizzato con un budget contenuto, Mum&Dad è stato scritto e diretto dal regista inglese esordiente Steven Sheil. In Inghilterra ha suscitato molto clamore in quanto estremamente duro e violento e caricatura perversa della famiglia, che ricorda un po’ quella – ben più famosa – di “Non aprite quella porta”. Nel microcosmo in cui genitori e figli vivono c’è una continua ricerca di amore e affetto, che passa però attraverso torture, atroci sofferenze, castighi corporali, omicidi, sesso visto come soddisfacimento di istinti primordiali e un’atmosfera di terrore e sospetto. Sanguinario, fastidioso, cupo e in alcuni tratti tristemente comico, girato quasi interamente all’interno di una casa in rovina, manca del tutto di suspence: lo spettatore inorridisce ma non si spaventa. La pazzia dimostrata dai protagonisti è fin troppo esagerata, lo splatter raggiunge i limiti sopportabili, il voyeurismo è estremamente malato. Nonostante la buona prova degli attori (soprattutto del “papà” Perry Benson), l’epilogo è alquanto scontato e delude. Si punta sulle immagini forti, ma nulla viene aggiunto al genere. Consigliato a chi ama lo splatter in tutte – ma proprio tutte – le sue versioni.

Mariangela Celiberti