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Riforme sulle pensioni

Tremonti ribadisce l’entrata in vigore dei nuovi parametri per il 2010.  Il ministro dell’economia, Giulio Tremonti ha ribadito che “servono riforme del sistema di welfare e del sistema pensionistico”. Ancora? Tremonti specifica infatti: “sui coefficienti per il calcolo delle pensioni andremo dritti, senza la solita melina sindacale”. Il governo ribadisce semplicemente che i nuovi parametri per definire la pensione in base alle aspettative di vita scatteranno automaticamente – senza ulteriori confronti sindacali – dal primo gennaio del 2010; da quel momento in poi, varrà il principio:prima lasci il lavoro, meno prendi.  Il taglio dell’assegno pensionistico, a seconda dei casi, varierebbe dal 6 all’8%. Questa riduzione si potrà contenere solo lavorando più a lungo. Nel 2009 non è previsto che si metta mano alla previdenza, a parte per la questione relativa  all’innalzamento graduale e volontario dell’età lavorativa per le donne, come impone una sentenza della Corte di Giustizia europea. Ad oggi, quasi i due terzi della nostra spesa sociale ed il 14-15% per cento del Pil se ne vanno per la previdenza ed il punto è che questa quota potrebbe aumentare ulteriormente, dato il processo di invecchiamento della popolazione. Così nella nostra Italia le risorse non bastano per costruire un welfare paragonabile a quello dei paesi europei più progrediti; ma lo scopo qual è? abbassare l’età della vita così si muore giovani e disoccupati? Nel bel paese si è creato col tempo tale enigma che nessun governo fino ad ora ha risolto: tagli alla previdenza e quindi si andrà in pensione solo quando si avrà l’età a 3 cifre però, allo stesso tempo, si devono anche creare posti di lavoro per i giovani che a 30 anni ancora non possono progettare nulla di concreto per le troppe difficoltà. In fase recessiva però, agire sulle pensioni potrebbe creare ulteriori problemi allo stesso governo. È noto che la crisi porti con sé ristrutturazioni aziendali e lavoratori in esubero. Il prepensionamento è proprio una di quelle misure a cui ricorrere in questi casi, alternativo ai licenziamenti duri e puri.

Caterina Tipa