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Spegni quella macchina fotografica, ti prego! La menzogna di Pippo Delbono

Agghiacciante, impietoso, distruttivo e suggestivo lo spettacolo in scena dal 2 marzo al Teatro Ambasciatori: “La menzogna” di Pippo Delbono sarà nella nostra città fino al 14 marzo, proposta dal Teatro Stabile. C’è bisogno di vederla, c’è bisogno di schiaffeggiarsi il viso allo specchio, c’è bisogno di affrontare l’orrore. Finalmente forti emozioni con cui dover fare i conti. Prima di iniziare lo spettacolo, Delbono ha fatto un breve discorso agli spettatori: ha parlato di Catania, della nostra città. È qui per soli quindici giorni, la sua compagnia gira in tutto il mondo e Catania gli sembra una città ottocentesca. Il pubblico abbonato desidera commedie, ma lui si chiede come si possa desiderare il divertimento e il relax a teatro, quando il mondo intorno a noi è pieno di povertà, dolore e indifferenza. A questo proposito Delbono racconta brevemente di qualche tempo fa, quando un ragazzo di colore, a Milano, fu ucciso a sprangate per aver rubato dei biscotti: Delbono andò al funerale aspettandosi di trovare innumerevoli persone, politici sia di destra che di sinistra, preti e sacerdoti. Niente di tutto questo, al funerale c’era solo gente africana, amici e parenti del defunto. Delbono nomina il nostro vulcano, l’Etna, che dovrebbe infondere passioni sconosciute e frementi fermenti nell’animo della gente che vive in questa terra e, precisa che lo spettacolo deve sentirsi con il cuore e che non bisogna tentare di capire o comprendere, ma lasciarsi andare senza pensieri. Sul palcoscenico non c’è una storia, ma la verità: c’è lo specchio della nostra anima, della nostra società, c’è il mare nero che si nasconde dietro le apparenze e dietro l’ostentata felicità della civiltà consumista, corrotta e capitalista in cui amiamo, in cui esistiamo, in cui soffriamo, in cui ci costruiamo menzogna su menzogna. Spiati, osservati senza pietà, schiavizzati, umiliati, torturati, sviliti, inselvatichiti, incattiviti: bestie, mostri e ombre. Senza identità, vuoti e pieni di folle violenza abbiamo solo un piccolo involucro dentro cui sta il segreto, il ricordo, l’emozione. Svestiamoci, siamo nudi.

Elena Minissale