Pubblicato il: 22 Febbraio, 2008

Addio alle stalle dei Vitale-Fardazza

Abbattute anche le ultime due strutture abusive, che insistevano sul territorio Partinicese.
Restano soltanto le macerie delle stalle costruite abusivamente dalla famiglia mafiosa dei Vitale-Fardazza sul territorio di Partinico, cittadina ad alta densità mafiosa della provincia di Palermo. Meglio tardi che mai, direbbe qualcuno. La storia inizia molti anni fa (anni 90), quando Vito Vitale, soprannominato Fardazza, (la sorella Giusy è passata alla storia come il primo pentito donna) riuscì a scalare la piramide mafiosa del mandamento partinicese. Assoluto capo del paese, costruì “alla luce del sole” cinque stalle completamente abusive, utilizzate come alloggio per animali, nonché come sede di summit mafiosi. Nessuno vedeva, nessuno parlava. Chi aveva il coraggio di alzare la testa, veniva subito zittito con la morte: l’avvocato Giuseppe La Franca ne è un esempio, ucciso nel 1997 soltanto perché rifiutò di baciar le mani al “don” di turno.

Quelle stalle, denominate “stalle della vergogna“, sono rimaste lì, “invisibili“. Abusive, simbolo del dominio mafioso sul territorio. Furono sequestrate dal tribunale, perché costruite su territori altrui, quando paradossalmente Maria Geraci, madre di Vito, richiese la sanatoria degli edifici. Le stalle ricomparvero però anche agli occhi dei comuni mortali soltanto alla fine dell’egemonia dei Fardazza su Partinico (ora sono praticamente quasi tutti in carcere).

La situazione fu più complessa di quanto si può immaginare. Qualcuno penserebbe: le stalle sono testimonianza della presenza mafiosa; sono abusive, quindi si può procedere semplicemente alla demolizione. Ed invece no. Perché a Partinico nulla è così semplice. Ci sono voluti 15 anni prima che qualcuno si decidesse ad abbatterle, sebbene per molti non sia stato nemmeno un atto poi così tanto voluto, semmai dovuto. Tre stalle erano già state demolite in precedenza da un’amministrazione di centrosinistra, che fu praticamente obbligata. Quelle strutture risultavano costruite in parte su territorio di proprietà dello stesso comune e della Curia arcivescovile di Monreale, denunciati entrambi per abusivismo. Non demolirle sarebbe coinciso con un reato grave di omissione, che avrebbe fatto sicuramente saltare la poltrona del sindaco. Ma adesso viene il bello. All’appello ne rimanevano ancora due, quelle più discusse: il consiglio comunale votò in maggioranza per il mantenimento a fini sociali delle stalle. Si gridò allo scandalo. La delibera approvata dal Consiglio fu in seguito dichiarata illegittima: si trattava di un abuso insanabile, e come tale andavano abbattute.

La storia è quasi conclusa: le stalle ora finalmente non esistono più.

Una ruspa, il 28 dicembre, ha finalmente cancellato dalla storia del paese quel segno non indelebile tracciato dai Vitale. Chissà se il lieto fine di questo racconto oscuro sarà l’inizio di una nuova pagina per la cittadina palermitana e per tutta la Sicilia. Affinché non sia necessario in futuro dover abbattere altri edifici abusivi costruiti per mano mafiosa, affinché vengano bloccati sul nascere senza che alcun uomo debba abbassare il volto davanti a nessuno, affinché la legalità e il bene trionfino sempre sul male, come nelle favole.

Gianluca Ricupati

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