Pubblicato il: 15 Settembre, 2010

L’uomo che fissa le capre

Dopo che la moglie lo ha abbandonato per il suo caporedattore, il giornalista Bob Wilton (Ewan McGregor) decide di abbandonare tutto ed andare in località di guerra in cerca della storia della vita e per ricnonquistare il cuore della moglie. In Iraq Bob si imbatte per caso in Lyn Cassady (George Clooney), un seguace della New Earth Army. La New Earth Army è un’unità sperimentale dell’esercito americano, creata dal colonnello hippie Bill Django (Jeff Bridges), che crede di poter combattere con il flower power del movimento hippie. I soldati appartenenti a questo movimento, chiamati soldati jedi, sono in grado di fermare con lo sguardo il cuore di una capra, possono attraversare le pareti, addirittura fanno dissolvere le nuvole. Il tutto condito da una massiccia dose di Lsd. Bob si farà trascinare dai due in una strana storia di rapimenti e congiure ma contemporaneamente riuscirà a trovare lo scoop che da sempre cercava.

Il film, opera prima dall’attore, sceneggiatore e regista Grant Heslov, si ispira all’omonimo libro di Jon Ronson, giornalista e documentarista britannico. «Questa è una storia vera», esordisce subito Ronson nell’incipit dell’opera.  È la storia vera di un’ «unità segreta di spionaggio psichico per scopi militari» dell’esercito americano, soldati addestrati a vincere il nemico con armi decisamente new age. Quanto di vero ci sia nel film, e nel libro, non si sa, ma si sa che questo esperimento è stato condotto realmente tra gli anni ’70 e ’80: Ronson, e di conseguenza Heslov, ha scritto un dettagliato reportage che ne individua le origini, ma anche le ricadute più recenti, rintracciabili nelle tecniche utilizzate dopo l’11 settembre nella lotta al terrorismo. Il film è una commedia esilarante, talvolta al limite dell’incredibile. Il cast è di ottimo livello. Clooney, McGregor, Bridges e Spacey da soli rendono grande un film.

“L’uomo che fissa le capre” mostra la guerra in un’ottica nuova. Se la guerra fosse davvero così, si vivrebbe in un mondo migliore.

Diego Bonomo

Leave a Reply