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A Enna giornalista condannata a venti giorni di carcere

4 novembre 2011, di   Stampa articolo Segnala articolo  

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In foto: La giornalista Giulia Martorana
Ha una bella voce squillante Giulia Martorana, giornalista pubblicista corrispondente di Enna per La Sicilia e l’agenzia AGI. A volte scomoda, sempre onesta nello svolgere il lavoro che ormai da trent’anni non smette di appassionarla, Giulia Martorana nei giorni scorsi è stata condannata dal giudice monocratico del tribunale di Enna a venti giorni di carcere per favoreggiamento nei confronti di una persona tenuta al segreto d’ufficio, poiché  non ha rivelato la fonte di una notizia risalente a una vicenda del 2008. Questo è accaduto perché in base all’articolo 200 del codice di procedura penale solo i giornalisti professionisti sono tenuti al segreto professionale mentre coloro che non sono iscritti all’albo professionale possono essere obbligati dal giudice a deporre, contraddicendo quindi il privilegio espresso nella norma stessa. «Dopo due anni e una condanna, finalmente il problema è venuto alla luce», afferma Giulia.

 Quali emozioni ha provato dopo la condanna?

Me l’aspettavo perché il giudice aveva rigettato la richiesta di incostituzionalità della norma. Tutto sommato l’ho presa bene. Il giudice ha solo fatto il suo lavoro e venti giorni di carcere per favoreggiamento sono una pena simbolica. Tuttavia deve far riflettere tutti i miei colleghi pubblicisti, perché chiunque potrebbe essere condannato per favoreggiamento con pene fino a tre anni.

Come ha reagito la sua famiglia?

Sono abbastanza tranquilli, anche loro erano preparati.

 E i colleghi? Ha ricevuto diverse manifestazioni di solidarietà.

C’è stata tanta solidarietà, da parte di persone sincere, amici, colleghi, anche se quella che apprezzo di più è la solidarietà manifestata da gente di cui ho scritto, magari cose non sempre positive. Mi è stata vicino l’Assostampa che, proprio per discutere la vicenda si è riunita ad Enna lunedì 24 Ottobre. Il Consiglio regionale del sindacato ha approvato all’unanimità un documento che sarà inviato ai Presidenti del Senato e della Camera, al Segretario nazionale della Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana), e ai Presidenti nazionale e regionale dell’Ordine dei giornalisti, per un’iniziativa che punti a modificare l’articolo 200. Sono contenta che finalmente il mio caso serva a far emergere il problema.

E l’Ordine dei Giornalisti?

Anche l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia si riunirà a Enna, a Novembre per affrontare il problema in vista di una necessaria e urgente modifica dell’articolo 200 del codice penale. L’Ordine si è anche offerto si sostenere le spese legali sia mie che di Josè Trovato (altro giornalista ennese coinvolto nella vicenda, corrispondente per il Giornale di Sicilia), ma sinceramente ho la massima fiducia nel mio avvocato, Gianfranco  D’Alessandro del foro di Nicosia.

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In foto: La giornalista Giulia Martorana
Come intende tutelarsi adesso, visto la condanna e un altro processo in corso per lo stesso reato?

Nel Novembre 2009 fui rinviata a giudizio. Lì mi decisi a scrivere una lettera aperta ai giornalisti: non volevo solidarietà intesa come parata, ma chiedevo con forza di iniziare a lavorare per chiedere la modifica della norma. Sono passati due anni. La lettera aperta la videro come un attacco ai vertici dell’ODG, ma non era così. Se non ci si impegna a cambiare la legge, in breve tempo non avremo più un’informazione libera. Però solo il Parlamento può modificare la norma, ma non lo farà se la questione non viene sollevata dalle categorie interessate.

Secondo lei che differenza c’è tra giornalisti pubblicisti e professionisti e perché la norma tutela gli uni e non gli altri?

Si può fare bene il proprio lavoro anche da pubblicista. Diventare professionista non incide sulla qualità del giornalista. Serve nei concorsi per ufficio stampa, ma non ti qualifica come giornalista di qualità. Pensa che io ho preso il tesserino solo nel ‘97, dopo circa 20 anni di lavoro giornalistico tra televisioni private e varie testate. Quando iniziai a scrivere di cronaca nera e giudiziaria mi iscrissi nell’elenco dei pubblicisti.

L’ordine dei Giornalisti si è dimostrato disponibile a valutare la sua domanda di iscrizione al registro dei praticanti, cosa ne pensa?

Secondo me non serve aggirare gli ostacoli e sono abituata ad affrontarli. Io ho lanciato una pietra, e spero che qualcuno la raccolga per il futuro. Perché è chiaro che se adesso sopravvenisse la modifica normativa non cambierebbe nulla per i miei processi, dato che non avrebbe valore retroattivo. Se le condanne ci saranno e verranno confermate io le accetterò come è giusto che sia, ma il problema deve essere affrontato una volta per tutte.

Basterebbe in sostanza cancellare la parola “professionista” dall’articolo incriminato per permettere ai pubblicisti di svolgere con serenità e professionalità il loro lavoro in cui Paese in cui l’informazione è sempre più viziata e falsata.

Giuseppina Cuccia

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