Pubblicato il: 18 Aprile, 2008

Cinema ed editoria: arte o oggetto?

Nelle pagine virtuali della nostra rivista, in data 3 marzo, era stato pubblicato un articolo intitolato L’altra faccia dell’editoria, che proponeva un’alternativa al mercato editoriale per la pubblicazione di un’opera letteraria. Mi riallaccio alle parole di Andrea Bonfiglio per dire la mia sull’attuale industria editoriale e cinematografica, accomunate da una dilagante commercializzazione del prodotto artistico, da una svalutazione del contenuto e del messaggio intrinseco. Fino a non molti anni fa andare al cinema, acquistare un libro o un dvd erano azioni dettate da un interesse precipuo, una scelta culturale, un desiderio estetico/stilistico o un mero intrattenimento. Analogamente, le persone dietro i meccanismi di pubblicazione e produzione adeguavano le esigenze di mercato in base all’utenza esterna, creando la pubblicità, l’interesse, il fremito dell’attesa. Oggi l’offerta è in continua ascesa, i canali di vendita sono a dir poco triplicati e noi, pubblico che vuole leggere e guardare, abbiamo economizzato gli standard ma raddoppiato i bisogni; mi spiego: la produzione di film è enorme, se pensiamo che ora sono diventati competitivi anche i paesi in via di sviluppo, i mezzi e i luoghi di vendita tantissimi (edicole, riviste, quotidiani, internet in primis), i prezzi ridotti a scapito della qualità, il gusto di ogni palato assopito e assuefatto a un’abbondanza che ha disimparato ad apprezzare e discernere. Le pellicole godono di centinaia di sale cinematografiche, oltre che dei siti da cui scaricare illegalmente, e delle programmazioni dei multiplex, come il Cinecity, in grado di risolvere l’incognita di un’intera serata grazie al pacchetto completo film-popcorn-pizzeria-shopping, senza nominare i tempi di attesa per l’uscita in dvd, ormai davvero brevi e irrisori. Parlando invece di libri, c’è da chiedersi in cosa consista il lavoro degli editori, a parte stampare e finanziare strategicamente opere di attori e calciatori o proporre contratti onerosi per gli esordienti offrendo prestazioni più da service tipografico che da casa editrice con reali capacità redazionali e di promozione. In un mondo dove tutto scorre, tutto passa, tutto si soppianta, io chiedo di lasciarci l’illusione racchiusa nel sogno di un bel libro e di un bel film:il fruscio delle pagine, la ricercatezza della copertina, la sopresa degli extra e la qualità dell’apparato bibliografico. Non stiamo parlando di oggetti degradabili, ma di parole, immagini, emozioni, stili, rappresentazioni: la dimensione attraverso cui l’uomo guarda se stesso e gli altri, che amiamo pensare come inesauribile, imperitura e indimenticabile. Non facciamola diventare quotidiana e “mortale”.

Alice Briscese Coletti

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