Pubblicato il: 6 marzo, 2012

Il razzismo non è rimasto confinato ad Auschwitz

razzismoOgni anno c’è un giorno in cui ognuno di noi dovrebbe chiedersi quali obiettivi l’umanità ha raggiunto nel corso degli ultimi 67 anni. Si tratta, in realtà, di un percorso che si svolge ogni giorno sotto i nostri occhi, ma c’è una giornata in particolare, il 27 gennaio, in cui il modo attorno a noi ci ricorda che i 12 milioni di vittime nei campi di sterminio tedeschi negli anni dell’ultima guerra mondiale potranno avere un senso se ci ricorderemo, in futuro, di non macchiarci mai più di ingiustizie simili. E allora, la domanda sorge spontanea: a che punto siamo arrivati nella lotta al razzismo? Sebbene continuiamo a rabbrividire al pensiero dei crimini di cui si sono macchiati i nazisti, non siamo ancora in grado di dire di avere debellato il razzismo dalle nostre vite, anzi. Le emigrazioni degli ultimi anni hanno risvegliato indifferenza, violenza e reciproca avversione tra popoli diversi. Non manca nemmeno l’antisemitismo, ed i ragazzi più estremisti non hanno smesso di formare gruppetti che si scagliano contro gli stranieri. Un’offesa non solo a chi è uguale a noi ma con una cultura diversa, ma anche a chi, per liberarsi da questa piaga sociale, ha dovuto passare dalla ciminiera di un forno crematorio. E allora, è impossibile non chiedersi il motivo che sta alla base del razzismo: perché questo sentimento irrazionale ed immotivato non riesce ad essere estirpato dalla nostra cultura nemmeno dopo l’orrore di Aushwitz? Chi studia il nostro patrimonio genetico può dire con certezza che le differenze tra i singoli individui di uno stesso popolo è maggiore di quelle che ci sono tra due etnie differenti. Ma allora, perché l’uomo moderno e tecnologico, l’uomo che è andato sulla luna, non riesce a mettere i piedi in testa al razzismo? E nel 2012 come è ancora possibile pensare che una persona con delle connotazioni fisiche differenti dalle nostre sia per forza legata ad una particolare personalità? La risposta la possiamo trovare in uno dei sentimenti più antichi che l’uomo abbia mai provato: la gelosia, in questo caso dell’evoluzionismo. Chi vive in una società più avanzata si sente pieno e superbo dei diritti umani che ha conquistato e delle invenzioni tecnologiche di cui dispone. Sappiamo che, purtroppo, molti degli emigranti che oggi risiedono nel nostro paese nella loro patria non disponevano di tutto ciò, ed in un qualche modo il popolo italiano sembra non trovare giusto  che possano usufruire di quelli che continuiamo ad intendere solo come “nostre” invenzioni. Il razzismo che pervade il nostro paese, infatti, sembra essere più composto da una sorta di gelosia per ciò che l’italiano ritiene come “suo” che da un odio per l’altro in quanto tale. E, in questa folle concezione di italianità, spesso non consideriamo il fatto che se tanti paesi non hanno raggiunto i nostri risultati è innanzitutto a causa delle colonizzazioni e degli sfruttamenti dei paesi occidentali in nome di una “civiltà” che di “umano” e “civile” non aveva niente.

Sara Servadei

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