Pubblicato il: 28 Luglio, 2009

Intervista a Giuseppina Torregrossa

g. torregrossaGiuseppina Torregrossa, ginecologa palermitana, dopo il romanzo d’esordio L’Assaggiatrice, ha pubblicato quest’anno, presso Mondadori, Il conto delle minne. Storia a metà strada tra racconto epico e diario intimo, questa seconda prova della scrittrice siciliana è piaciuta molto ed ha riscosso ottimi successi. Il romanzo prende avvio alla fine dell’ 800. Protagoniste le donne di un secolo di storia della Sicilia. La nonna Agata, motore della storia, è la gelosa custode di proverbi e della ricetta per preparare le “minne di S. Agata”, dolci votivi che, secondo la tradizione, devono essere cucinati giorno 5 febbraio. Le si affianca la nipotina, Agatina, aiutante in cucina e ascoltatrice dei cunti della nonna, voce narrante e filo conduttore del romanzo.

1) Come le è venuta l’idea del romanzo?

E’ nato prima il titolo. Poi La ricetta. E poi il romanzo.

2) Quanta parte ha avuto la sua esperienza di medico?

La mia professione è parte di me, qualunque cosa io faccia non può prescindere dai miei studi, dalla mia esperienza e poi quante donne ho incontrato che hanno voluto condividere le loro emozioni, i loro dubbi, progetti, sogni…loro hanno avuto un ruolo centrale nelle mie storie.

3) In quale personaggio si riconosce di più?

Agatina ovviamente ce moi…

4) Quali sono i temi portanti della storia?

Ci sono molti livelli di lettura:

a) puro divertimento, nel senso etimologico della parola
b) storico sociale: la Sicilia, i suoi drammi, la mafia, il sacco di Palermo….
c) Il rapporto uomo donna, il linguaggio diverso, le diverse dinamiche psicologiche che rendono doloroso/felice il rapporto d’amore e di solidarietà
d) la ricerca di una felicità possibile

5) Come definisce la lingua del romanzo?

E’ la lingua di mio padre, di mia nonna, la mia.

6) Cos’è per lei la scrittura e cosa cerca tramite essa?

La scrittura è un mezzo di ricerca, una possibilità in più di raggiungere il cuore degli altri, la risposta alle mie inquietudini. Cosa cerco? Il filo che lega la mia storia alle storie degli altri.

7) A quali famosi antecedenti letterari accosta la sua opera? Perché?

La mia opera è una storia quotidiana che attraversa un quotidiano lungo un secolo. Non sono in grado di fare paragoni. Ma se ho dei modelli quelli sono:
Jane Ayre, Tolstoj, i grandi russi tutti, De Roberto dei Vicerè e anche Camilleri per quel senso magnifico di leggerezza che lo rende un piacevolissimo compagno di viaggio.

Giuseppina Cuccia

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