Pubblicato il: 29 Gennaio, 2010

La Memoria controversa

La facoltà di Scienze Politiche di Catania ha celebrato la giornata in Memoria delle vittime della Shoah in modo intelligente e provocatorio, attraverso un’iniziativa dell’Udu, “La Memoria di ieri, il razzismo di oggi.”: durante la conferenza è stato proiettato “The Believer” di Henry Bean, un film non convenzionale sull’Olocausto, la cui vicenda ruota intorno ai comportamenti contraddittori di Denny Balint, un regazzo ebreo che abbraccia l’ideologia nazista nel tentativo di rinnegare le proprie radici. Subito dopo il film è iniziato un dibattito ricco di “colpi di scena”; il primo a parlare è stato infatti un ragazzo che ha vissuto un’esperienza simile a quella del protagonista, avendo fatto  parte di un gruppo di estrema destra pur essendo figlio di una donna di colore: «Mi hanno fatto radere a zero e indossare la camicia nera… ero diventato un mostro, adesso non ho il coraggio di guardarvi negli occhi mentre racconto questa storia». Tra i vari interventi, il più interessante è stato senz’altro quello della prof.ssa Mazzone, che ha spiegato, parlando “da ebrea”, tanti piccoli malintesi sul senso della giornata della Memoria, sulla cosidetta identità ebraica e sulle possibili cause dell’odio nazista: il 27 Gennaio è la data in cui vengono ricordati gli ebrei vittime del nazismo e non altri. La peculiarità del popolo ebraico è il non avere una peculiarità: popolo contraddittorio, non è legato alla terra eppure brama ad essa, è nomade ma ha uno Stato, soffre dei torti subiti nel corso dei secoli ma li vive come una indispensabile punizione divina, non conosce unità di pensiero in nessun ambito, nemmeno religioso: proprio per questo motivo ha subìto l’odio da parte dei paesi nei quali si sente la necessità dell’ordine e del controllo. E la nuova identità ebraica è nata proprio con i campi di sterminio: «Lì dentro vi erano persone diversissime tra loro, per ceto, appartenenza politica, livello culturale… alcuni, prima di venire deportati, non sapevano nemmeno di essere ebrei».

Ornella Balsamo

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