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Sciopero e Manifestazione nazionale degli Avvocati

13 ottobre 2012, di   Stampa articolo Segnala articolo  

sciopero-avvocatiGli avvocati italiani sono di nuovo sul piede di guerra e, purtroppo sono costretti a prendere atto che nonostante gli incontri con i rappresentanti della politica ed, in primis con il ministro guardasigilli, nonostante  le belle parole, i fatti non arrivano, ovvero arrivano e, non sono certamente quelli necessari a risolvere i mali della giustizia italiana!

L’ Organismo Unitario dell’Avvocatura, per protestare contro le  iniziative legislative del governo in materia di media conciliazione obbligatoria, di soppressione di tutte le sedi distaccate di Tribunale e di soppressione di oltre trenta Tribunali circondariali e relative procure della repubblica –  compreso Lucera e, le sedi distaccate di Apricena e Rodi Garganico – le nuove disposizioni in materia di giustizia civile e sul progetto di riforma dell’ordinamento forense ha proclamato l’astensione dalle udienze civili, penali, amministrative, contabili, tributarie e dalle altre attività giudiziarie, nel giorno 23 ottobre 2012, giorno in cui si terrà una manifestazione nazionale a  Roma.

Secondo il Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Maurizio de Tilla, si tratta : «Una protesta necessaria, una giornata di sciopero e una grande manifestazione nazionale. Apprezziamo la disponibilità del Ministro della Giustizia a dialogare su questioni importanti come l’accesso e la riforma dei corsi di laurea, ma serve uno sforzo in più da parte dell’intero Esecutivo: sono da rivedere tutti quei provvedimenti che in questi ultimi due anni hanno portato a penalizzare fortemente i cittadini, con la compressione del diritto di difesa, come con l’irrazionale revisione della geografia giudiziaria  (la fine della giustizia di prossimità), l’introduzione del filtro in appello e della illegittima media conciliazione obbligatoria, con interventi che hanno messo in ginocchio gli avvocati, fortemente colpiti dal punto di vista economico e professionale, a causa dell’abolizione delle tariffe e delle conseguenti irrazionali ed opache tabelle di parametrazione dei compensi, con ribassi di oltre il 50% e con la incostituzionale delegificazione dell’ordinamento forense».

                                                                                            Angelo Ruberto

 

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