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Solidarietà tutta italiana

22 maggio 2009, di Massimiliano Mogavero  Stampa articolo Segnala articolo  

solidarieta italiana Solidarietà tutta italianaÈ dai tempi dell’Unità d’Italia che siamo un insieme casuale di individui che non ha mai imparato, e forse non lo farà mai, a fare sistema. Una comunità ad alto indice di elusione ed evasione fiscale, dove la fa da padrone la criminalità organizzata, il rancore sociale e l’arroganza politica dilagante. Poi, arriva un terremoto e ci scopriamo solidali, efficienti, uniti, teneri individui realmente dispiaciuti, brava gente. Ma è un fuoco fatuo, che dura poco, anzi forse è già finito. Basta entrare un po’ più affondo nella questione che ci si accorge che anche in questo frangente qualcuno è stato capace di fiutarci il business, il guadagno, qualcun altro ha fatto sciacallaggio a destra e a manca, altri ancora hanno organizzato truffe sulle raccolte di fondi, di vestiti e di cibo. Intanto, il mondo ci ha osservato, ci ha voluto offrire una mano: è stato con noi. Ma noi? L’abbiamo tenuto fuori. Ci sono bastati i nostri soldi. Noi siamo stati un popolo fiero, e lo saremo sempre, anche in queste occasioni. È questo il modo di essere un popolo realmente fiero? Ma di che? Di costruire e, ora, ricostruire all’italiana case che si sbriciolano e che si piegano su se stesse? Di utilizzare tutto il possibile pur di fregare il prossimo e di farlo sperando nel buon Dio e nell’impunità?

Abbiamo visto partire bonifici, versamenti, messaggi solidali; abbiamo visto offrire posti letto, seconde case inutilizzate, vestiti e chi più ne ha più ne metta. Si è anche assistito ai palliativi del mondo del calcio: un minuto di raccoglimento su tutti i campi, in cui la totalità degli addetti ai lavori si mostrava realmente provata. Peccato che quegli stessi campi, dieci minuti più tardi, si sono trasformati in ring veri e propri, dove se le sono menate di santa ragione, in barba agli appelli e ai momenti difficili. Abbiamo visto la solidarietà sbandierata ai quattro venti: ma la solidarietà, quella vera, si fa in silenzio, non c’è bisogno di vantarsene, né di essere orgogliosi e soprattutto non è una condizione provvisoria. Non si fa solidarietà solo di fronte alle calamità o alle tragedie evidenti. E, inoltre, non deve essere un pretesto per chiedere di più. Non vuole assolutamente essere una critica alla corsa alla solidarietà a cui abbiamo assistito in questi giorni. Tutt’altro. Tutto quello che è stato fatto è da apprezzare. Il problema, a mio avviso, è l’eccessiva adorazione di questi gesti: improvvisamente gli italiani si sono trasformati da popolo menefreghista, spietatamente cinico e interessato solo all’apparire, a popolo unito, solidale, mosso dalla carità cristiana. È possibile tutto questo? O la solidarietà mostrata è solo indotta dall’impossibilità di non emozionarsi di fronte alle tante, terribili immagini che ci sono state somministrate dalle televisioni?

Massimiliano Mogavero

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