Pubblicato il: 25 Aprile, 2010
Senza categoria | di Luca Colnaghi

Steve McCurry: il giro del mondo in 500 occhi

Si è recentemente conclusa al Palazzo della Ragione di Milano la mostra “Sud Est. 1980-2009” dedicata a Steve McCurry. 240 scatti collezionati tra il 1980 e il 2009, più di 500 occhi che ti guardano e si lasciano guardare per mostrarti le bellezze di posti lontani.

Classe 1950, studia cinema e storia all’università Pennsylvania State, passa dall’intenzione di realizzare documentari alle prime collaborazioni giornalistiche che lo porteranno dalla realtà locale a quella internazionale dei maggiori fronti di guerra. Diventa fotografo: Beirut, Cambogia, Kuwait, Ex Jugoslavia, Afghanistan e molti premi fotogiornalistici (tra cui due World Press Photo Awards). In mostra i suoi scatti più celebri, l’amore per le persone, per gli occhi che sanno raccontare ancora delle storie.

Ogni ritratto racchiude emozioni, storie, dolori, paure. Di persone come quelli di Sharbat Gula, ragazza afghana, e allo stesso tempo di interi Paesi che vengono radiografati con un solo click. Gli scatti di un Afghanistan dilaniato dalla guerra, dal Kuwait e dal dramma del petrolio lasciano l’amaro in bocca non solo per la situazione politica ed umana, ma anche per le bellezze che ora sono inaccessibili al turismo.

Una mostra racconto di cui, essendo tale, è giusto parlarne solo ad esperienza conclusa: un percorso che si snoda tra colori, luci, paesaggi, atmosfere perse e silenziose in cui vengono rievocati sogni, incubi, ombre, sagome catturate dall’obiettivo. Meraviglia viscerale ed autentica sorpresa che ha visto protagonista lo stesso fotografo la settimana conclusiva dell’esposizione.  Uno schermo per una storia di ogni giorno e allo stesso tempo così estranea al nostro vissuto, dato che i Paesi ritratti vengono proposti sotto prospettive estranee a quelle a cui ci hanno abituato i tg.

Attraverso un viaggio reale e uno simbolico negli scatti profondi, drammatici, ma anche liberatori e intrisi di sorrisi e silenzi, si respira sia lo spettro di un’infanzia rubata, sia quella poetica tragicità che ha accompagnato la storia dei popoli del Sud-Est. Un invito a riflettere sull’Altro, sul senso di appartenenza, identità e accoglienza fra le culture e le civiltà, proprio quando Milano si prepara all’expo e alle sfide della globalizzazione, ormai nella sua fase più radicale.

Luca Colnaghi

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