Pubblicato il: 9 maggio, 2011

“Cronache di poesia del ‘900”, primo incontro del ciclo “Comizi Corsari”. Maurizio Cucchi si racconta

cucchi_libreria“Non esistono a priori esperienze e parole indegne di poesia”: così ha esordito Maurizio Cucchi durante il primo incontro del ciclo “Comizi Corsari” tenutosi alla libreria Moby Dick di Faenza, dove egli ha avuto modo di presentare il suo ultimo libro “Cronache di poesia del ‘900”, uscito a Febbraio per Gaffi editore. Una frase che sembra riassumere in meno di una riga tutto il suo pensiero: la sua poesia in cui egli cita anche gli oggetti più semplici della vita quotidiana, la grande quantità di autori differenti che egli analizza nella sua ultima opera e l’apertura mentale verso i giovani, una nuova e nascente categoria di poeti che egli supporta senza snobbismo e senza regali.
Insomma, non solo compositore di versi, ma anche lettore attento ed aperto, che, per usare le parole dello stesso Alberto Bertoni, docente universitario di letteratura italiana contemporanea a Bologna, nonché vivace interlocutore (e, a tratti, persino provocatore) “sa entrare nelle pieghe di poetiche opposte alla sua”. E così, tra le righe di “Cronache di poesia del 900” non potevano mancare le recensioni minuziose di alcuni famosissimi autori come Saba ed Ungaretti, ma anche Zanzotto, Raboni, Bertolucci, Caproni, Rebora e tanti altri grandi poeti che hanno onorato la penisola con i loro versi nel corso dell’ultimo secolo. Tra questi, invece, non si contano i nomi di noti cantautori italiani quali De Andrè o Guccini, sui quali Cucchi e Bertoni si sono affrontati in una polemica dai toni accesi ed intelligenti, che ha coinvolto anche il pubblico presente, tra chi cercava di contestare il giudizio dell’autore che a tal proposito ha ribadito: “secondo me, semplicemente, non sono poeti”. Una sentenza difficile da mandare giù per molti: probabilmente, ciò è dovuto al fatto che il concetto di “poeta” al giorno d’oggi non risulta essere chiaro per tutti. In questo senso, si è discusso anche del ruolo dell’intellettuale nel ventunesimo secolo, giungendo alla conclusione che egli debba aiutare la massa ad orientarsi attraverso le numerose manipolazioni che vengono attuate nei suoi confronti: un compito di certo non facile nell’era del consumismo e del pettegolezzo, ma che sembra essere sempre più vivo e sentito nonostante nella vita frenetica di oggi si potrebbe pensare ad una sorta di “accantonamento” dell’attività poetica: è risultato, infatti, che la generazione dei giovani d’oggi è quella che, in tutti i tempi, ha sentito più forte la spinta verso la composizione di versi. Questo costituisce un argomento molto caro a Cucchi, che pone su questi giovani talenti –spesso ignorati- i riflettori e tira un sospiro di sollievo, poiché vede in essi il futuro della poesia, sebbene la lotta contro l’indifferenza dei mass media costituisca ancora un grave ostacolo.

Le varie diatribe letterarie si sono infine dissolte tra le malinconiche righe della poesia “il bacio della buonanotte”: Se ne è andata così, all’oscuro di tutto. / Come sempre, come ognuno di noi.

Sara Servadei

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