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Ludopatia: il labile confine tra gioco e patologia

14 febbraio 2012, di   Stampa articolo Segnala articolo  

gioco azzardo Ludopatia: il labile confine tra gioco e patologiaUno, due, tre euro… quanti soldi abbiamo speso nell’ultimo anno in giochi d’azzardo e macchinette? Sembra uno scherzo, una monetina infilata una volta, per provare, nella slot machine di un bar qualsiasi: ed invece, per una cifra compresa tra i 900 mila ed i 2 milioni di italiani che potrebbero potenzialmente soffrire di “febbre del gioco”, probabilmente quella macchinetta ha portato via qualcosa di più di qualche spicciolo. Un’ossessione tale che si è arrivati a darle un nome specifico: ludopatia, la malattia di chi non riesce a fare a meno di scommesse e giochi d’azzardo. A livello psicologico, si presenta con cambi d’umore improvvisi che vanno dall’euforia alla depressione e con il bisogno (ossessivo e quasi fisiologico) di giocare. Le categorie che ne sono affette sono tantissime: la più comune è quella del signore di mezza età di estrazione medio/bassa, ma non mancano giovani disoccupati o con un’occupazione misera ed insoddisfacente. Il fenomeno è lo specchio delle aspettative e della visione del futuro di questo periodo di crisi: quando non si riesce a vedere la luce in fondo al tunnel, c’è chi prova ad ottenere il miracolo finanziario sfidando la fortuna con una mano a poker o una schedina del superenalotto. Peccato che spesso siano più alte le probabilità di entrare nella spirale senza fondo del caso patologico che finisce per dilapidare un patrimonio piuttosto che riuscire davvero ad ottenere una vincita miracolosa che abbia un numero di zeri significativamente più elevato di quelli della somma spesa. L’Italia, per altro, detiene il primato mondiale di entrate derivanti dal gioco: le cifre sono pari a 500 euro a testa, per un totale di 7,2 miliardi di euro ogni anno che costituiscono il 7,1% dei soldi che entrano ogni anno nelle casse dello stato. Non a caso, infatti, “l’industria del gioco” è la quinta nel nostro paese, e costituisce il 9% del mercato mondiale al riguardo. D’altronde, per avvicinarsi al mondo delle scommesse e dell’azzardo basta ben poco: due passi fino al bar sotto casa o una connessione ad internet, ed il gioco si trasforma in una sorta di “droga legalizzata”: basta un periodo nero di stress lavorativo, una storia d’amore finita da poco o un disagio psicologico a farci cedere alla tentazione di provare, che può trasformarsi in una vera e propria dipendenza paragonabile a quella fornita dalle sostanze stupefacenti: mentre giochiamo il nostro organismo rilascia endorfine, e le sensazioni a livello neuronale sono le stesse che ci può fornire una canna o un bicchierino di troppo. Ciò, solitamente, tra le varie proposte a disposizione, si concretizza spesso in scommesse di ippica (e non solo) e slot machine per quanto riguarda gli uomini (che dimostrano una propensione maggiore rispetto alle donne) e bingo e lotto per il gentil sesso. Insomma, una mania dalla quale bisogna riguardarsi anche perché, in fondo, come diceva Joan Fuster: “Il gioco è sempre una perdita: di tempo, se non altro”.

Sara Servadei

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